Non so fare l’Ulysses. La prima parte del Gattopardo

 

 

 

Mercoledì 15 febbraio si terrà la terza conferenza de I Mercoledì dell'Accademia. Il Prof. Arnaldo Di Benedetto  (Università di Torino) tratterà il tema "Non so fare l'Ulysses. La prima parte del Gattopardo"

 

ore 17.30, ingresso da Via Accademia delle Scienze, 6  

 

 

Abstract

Il primo progetto dell'unico romanzo scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa prevedeva un arco temporale racchiuso nelle ventiquattro ore: «saranno 24 ore della vita di mio bisnonno il giorno dello sbarco di Garibaldi», annunciò al figlio adottivo, il musicologo Gioacchino Lanza Tomasi. Dopo qualche tempo, l'autore ebbe però a dichiarare allo stesso Lanza Tomasi: «Non so fare l'Ulysses». In realtà, l'azione del romanzo di Joyce è racchiusa in diciotto ore e non in ventiquattro. Ma quest'ultima era la convinzione di Tomasi di Lampedusa - quale risulta anche dalle sue lezioni di letteratura inglese - e non solo la sua: identica era l'opinione, ad esempio, di Montale.

Di quel progetto iniziale ciò che resta è la Parte I del Gattopardo. Il romanzo è suddiviso in parti, non in capitoli, per sottolineare il distacco narrativo esistente tra i vari blocchi dell'opera. In qualche lettera privata, l'autore parlò addirittura d'un romanzo suddiviso in novelle o racconti collegati tra loro. La Parte I, unica nell'opera, ha una struttura «ad anello»: si apre e si chiude sulla recita del rosario eseguita quotidianamente dalla famiglia del Principe di Salina. Un segno formale dell'immutabile ciclicità e ripetitività della storia dell'aristocrazia siciliana.

Questa sembra appunto la tesi sostenuta in quella sezione del romanzo, e questa forse era in un primo tempo la tesi stessa dell'autore. Come sostiene Tancredi, il nipote del Principe, «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». È la frase più celebre del libro, e quella che ha dato luogo all'aggettivo gattopardesco, spesso usato dai giornalisti per indicare comportamenti politici negativamente e furbescamente conservatori.

Se la tesi riassunta nell'aforisma di Tancredi era in un primo tempo, come sembra, la stessa dell'autore, lo sviluppo del racconto nelle parti successive indica che nello stesso Tomasi di Lampedusa insorse ben presto una diversa concezione. Come si mostra nel séguito dell'opera, qualcosa cambia tra gli stessi aristocratici dell'isola. Una borghesia avida e mafiosa si mescola a loro, ed essi stessi ne escono  

 

 

Incontri successivi

22 febbraio, Marco Mezzalama (Politecnico di Torino), Sicurezza informatica e privacy nell'era dei social network

14 marzo, Giuseppe Dematteis (Politecnico di Torino), Dalle "cento città" alla città sconfinata: una sfida per l'Italia del XXI secolo

21 marzo, Davide Lovisolo (Università di Torino), Vedere i neuroni al lavoro

11 aprile, Lorenza Operti (Università di Torino), Dialogo tra il chimico e l'opera d'arte

9 maggio, Aldo Ruffinatto (Università di Torino), Le quattro età di Angelica: effetti del mal d’amore tra Italia e Spagna

23 maggio, Marco Di Sciuva (Politecnico di Torino), Un sogno non ancora compiutamente realizzato: le ali adattive

30 maggio, Marco Ricolfi (Università di Torino), Il diritto d'autore nell'era digitale: quali soluzioni?