Mercoledì 22 febbraio si terrà la quarta conferenza de I Mercoledì dell'Accademia. Il Prof. Marco Mezzalama (Politecnico di Torino), tratterà il tema "Sicurezza informatica e privacy nell'era dei social network"
ore 17.30, ingresso da Via Accademia delle Scienze, 6
Abstract
Nel mondo circa ogni minuto vi è un furto di identità. Di questi quasi il 50% riguarda ormai la sottrazione di dati in formato digitale (password, numeri di carte di credito o bancomat, file riservati...). Per realizzarli ci vogliono strumenti hardware, programmi software e competenze tecniche non da poco. Oggi con software speciali si può addirittura clonare la voce su linea telefonica: dietro la voce di un amico si può celare un malintenzionato!
La diffusione di internet è stato il veicolo principale per la crescita dei crimini informatici. Nell'ultimo anno in Italia l'incremento è stato di circa il 30%, e molti crimini non vengono denunciati. Un altro elemento che ha diffuso il reato informatico è la crescente miniaturizzazione dei circuiti: oggi un rivelatore di posizione GPS e un circuito trasmissivo su rete cellulare occupano pochi centimetri quadri, un grosso bottone. Con la diffusione dei cellulari, specie quelli evoluti di tipo smartphone, anche nel campo della telefonia mobile si affacciano le problematicità di sicurezza che hanno da sempre interessato i computer.
Nella conferenza si analizzeranno le tipologie e gli strumenti per attaccare reti e computer dai virus ai worm, dai cavalli di troia agli spyware e più in generale al malware, come è definito l'insieme dei software "maliziosi". Questi, in assenza di difese, sono in grado di penetrare nei computer e di intercettare e modificare le informazioni trasmesse in rete. Gli effetti sono il furto di informazioni riservate: dai numeri di carta di credito a file contenenti dati riservati e preziosi, ad azioni più distruttive quale la cancellazione di file e archivi o la negazione di accesso alla rete, come pure la clonazione di siti.
Ma chi sono questi malintenzionati? Si è passati da azioni per lo più ludiche di singoli hacker, molte volte studenti universitari in cerca di sfide, a gruppi di malavitosi organizzati se non a vere e proprie mafie.
Va infine ricordato che le guerre sono sempre più elettroniche, e pertanto questi strumenti di attacco e difesa stanno diffondendosi come vere e proprie armi: nelle guerre del XXI secolo attaccare un computer nemico è l'equivalente di attaccare un carro armato nella seconda guerra mondiale. Le Mata Hari di oggi sono meno piacevoli ingegneri informatici!
Un secondo aspetto relativo alla diffusione di strumenti elettronici e informatici è legato ai problemi di privacy. Lasciamo tracce elettroniche in continuazione: il pagamento con un bancomat, il cellulare acceso, un pedaggio via telepass informa qualcuno di chi siamo e dove siamo; in più siamo circondati da telecamere sia in aree all'aperto sia in luoghi chiusi. Con strumenti sofisticati si possono intercettare telefonate e dialoghi. I nostri dati personali, le nostre abitudini, le nostre tendenze politiche e commerciali possono essere ricavate da dati che ci riguardano memorizzati in decine di computer. Se adoperiamo un social network depositiamo fotografie, tendenze, amori: siamo osservati, catalogati, analizzati.
Non bisogna tuttavia farsi prendere dal panico. Difese sicure si creano sia con strumenti appositi sia con comportamenti adeguati. L'importante è conoscere i problemi e le relative contromisure.
Incontri successivi
14 marzo, Giuseppe Dematteis (Politecnico di Torino), Dalle "cento città" alla città sconfinata: una sfida per l'Italia del secolo XXI
21 marzo, Davide Lovisolo (Università di Torino), Vedere i neuroni al lavoro
11 aprile, Lorenza Operti (Università di Torino), Dialogo tra il chimico e l'opera d'arte
9 maggio, Aldo Ruffinatto (Università di Torino), Le quattro età di Angelica: effetti del mal d’amore tra Italia e Spagna
23 maggio, Marco Di Sciuva (Politecnico di Torino), Un sogno non ancora compiutamente realizzato: le ali adattive
30 maggio, Marco Ricolfi (Università di Torino), Il diritto d'autore nell'era digitale: quali soluzioni?