Brevetto

Concorsi e brevetti

Il motto scelto dai Soci "Veritas et Utilitas" esprimeva il duplice impegno dell’Accademia per il progresso della scienza e per la sua finalizzazione a vantaggio della società.

Per questo motivo sin dalla fondazione vennero proposti concorsi rivolti allo studio di innovazioni tecnologiche o al miglioramento di aspetti sociali ed economici particolarmente rilevanti: il primo concorso, nel 1788, riguardò la ricerca di soluzioni alternative di impiego per gli operai dei filatoi che stavano perdendo il lavoro in seguito a una crisi nella raccolta dei gelsi. 

La nascita dell'illuminazione pubblicadiTorino si deve ad un concorso bandito dall'Accademia delle Scienze, su invito del Municipio di Torino, nel 1788. Il concorso era aperto a tutti, eccetto che agli accademici, e le lingue ammesse per gli elaborati erano il latino, il francese e l'italiano.

La scoperta di un modo per ottenere un azzurro di origine vegetale da utilizzarsi nell'arte tintoria è frutto di un concorso bandito dall'Accademia nel 1791 e vinto dal napoletano G. Morina. Il premio consisteva in mille lire.

Altri concorsi riguardarono, ad esempio, la promozione di innovazioni in campo agricolo, la produzione di opere di divulgazione scientifica o la sistematizzazione di dati geologici e idrografici del Regno

Le richieste di brevetti, che l'Accademia ebbe il compito di esaminare fino a metà Ottocento, sono quasi novecento. L'analisi di ognuno di essa richiedeva più di un anno e il brevetto veniva concesso solo a un quarto delle pratiche presentate. 

Al primo premio Bressa (1875), vinto da Charles Darwin, partecipa anche Alexander Graham Bell con l'invenzione del telefono.