Fausto LASINIO

Classe di Scienze morali, storiche e filologiche
Semitista e Filologo

Socio corrispondente dal 31 maggio 1908
Nato a Firenze il 1 dicembre 1831
Deceduto a Firenze il 27 ottobre 1914

Biografia

Fausto Lasinio fu Socio di molte Istituzioni culturali, ebbe un ruolo di rilievo anche nell'Accademia della Crusca, della quale fu Accademico residente, Membro della deputazione di revisione delle stampe dal 1889 e Segretario dal marzo 1890 al 1897. Inoltre, dal 1894 divenne Socio corrispondente dei Lincei.

Alunno del collegio Cicognini di Prato, completò l'istruzione classica presso le Scuole pie di Firenze.
Dal settembre 1847 frequentò per otto anni la Scuola privata del dotto ebreo Angelo Paggi, sotto la cui guida apprese l'Ebraico biblico e postbiblico, l'Aramaico giudaico, il Siriaco e i primi elementi di Arabo.
Insieme con Paggi pubblicò gli Inni funebri di s. Efrem siro (Firenze 1851), traduzione italiana apprezzata anche all'estero (cfr. Journal des savants, 1852, p. 64).
Nel 1852 ottenne un impiego presso la Biblioteca Laurenziana, dove divenne esperto nell'esame dei manoscritti orientali e studiò il Sanscrito e il Copto con G. Bardelli.
Sulla sua formazione influì anche l'Ebraista S.D. Luzzatto, come attesta un carteggio, ancora in gran parte inedito, che si svolge dall'inizio degli anni Cinquanta al 1865.
La conoscenza del Tedesco, acquisita da autodidatta, gli permise poi di tenersi aggiornato sugli studi di Filologia e di Linguistica che fiorivano in Europa.
Lasinio divenne ben presto famoso presso gli Ebraisti europei per aver identificato, sulla base del ms. ebraico Firenze, Biblioteca Laurenziana, Laur. plut., 88, 37 (sec. XIV), la città natale - Oria - di Shabbĕtay Donnolo, Medico ed erudito ebreo vissuto nell'Italia meridionale nel secolo X. Fu proprio Luzzatto a comunicare tale scoperta in una lettera apparsa nella rivista ebraica Kerem Ḥemed (VIII [1854], pp. 97b-102), in cui pubblicò le prime tre righe dell'ancora ignoto Sēfer ha-Yāqār di Donnolo, che Lasinio aveva trascritto da quel codice.
Da allora molti studiosi stranieri gli si rivolsero per avere notizie sui manoscritti arabi ed ebraici conservati nelle Biblioteche di Firenze, a iniziare da M. Steinschneider, il più grande Bibliografo Ebreo dell'Ottocento, che rimase suo interlocutore costante.
Grazie a un decreto granducale del 16 gennaio 1856, che gli consentiva di trascorrere due anni a Roma a spese del governo toscano, Lasinio poté approfondire la conoscenza del Siriaco e, in particolare, dell'Arabo sotto la direzione del maronita M. Shahwân, Professore nel collegio di Propaganda Fide.
Nel 1858-59 Lasinio insegnò Greco, Ebraico e Arabo a Siena, quale Professore di Lingue orientali nella facoltà teologica.
In seguito gli fu conferita la cattedra di Lingue indogermaniche all'Istituto di Studi superiori di Firenze. Qui, nel 1861-62, al corso ufficiale, per cui teneva lezioni di Greco comparato col Sanscrito e con altre Lingue indoeuropee e di linguistica generale, affiancò un corso libero sul testo ebraico di Isaia.
A Siena, durante il X Congresso degli Scienziati italiani (settembre 1862), conobbe G.I. Ascoli, che gli procurò l'associazione alla prestigiosa Deutsche morgenländische Gesellschaft.
Nominato Professore ordinario all'Università di Pisa il 5 ottobre 1862, per 11 anni vi ricoprì la cattedra di Lingue semitiche comparate, la prima istituita in Italia.
Nello stesso periodo insegnò anche Linguistica greca e, nel 1868-69, tenne un corso straordinario di Linguistica comparata delle Lingue classiche.
Nel novembre 1873 tornò, come desiderava, a Firenze (restò la sua sede definitiva).
Presso l'Istituto di studi superiori insegnò Lingue semitiche comparate e, per incarico, Ebraico che, però, lasciò nel 1875 per assumere quello di Arabo.
In rapporto alla grande competenza nelle Letterature e nelle Lingue semitiche, oltre che nelle Lingue indoeuropee antiche e moderne, la produzione scientifica di Fausto Lasinio non appare rilevante sul piano quantitativo, ma presenta caratteri di notevole originalità per l'ampiezza degli interessi, la varietà dei campi esplorati, la non comune capacità di contemperare gli strumenti dell'erudizione, della Filologia e della Linguistica, rendendoli organici a un orientamento metodologico attivamente interno alle correnti positivistiche della cultura europea.
Il suo nome resta legato agli studi sui commentari medi di Averroè ai trattati di Aristotele contenuti nel Laur. plut., 180, 54 della Biblioteca Medicea Laurenziana, e soprattutto a Ilcommento mediodi Averroè alla Poetica di Aristotele per la prima volta pubblicato in arabo e in ebraico e recato in italiano, di cui apparvero insieme due parti (Pisa 1872, e in Annali delle Università toscane, XIII [1873]).
Oltre ad attestare le non comuni doti filologiche del Lasinio, l'opera rappresentò un lavoro pionieristico per l'Arabistica e la Semitistica italiane del tempo (si veda la recensione di S. Cusa, in Arch. stor. siciliano, I [1873], pp. 244-252); tuttavia non fu mai pubblicata la terza parte, cui era riservata la traduzione italiana dall'arabo. Seguirono, invece, le cinque sezioni degli Studii sopra Averroè (in Annuario della Società italiana per gli studi orientali, I [1872-73], pp. 125-159; II [1874], pp. 234-267), dove sono editi per la prima volta alcuni brani del testo arabo del commento medio averroistico alla Logica aristotelica con la rispettiva traduzione ebraica.
Le notevoli qualità di Semitista del Lasinio emergono anche dalle numerose note e recensioni (a edizioni e traduzioni di fonti, a cataloghi di mss., a opere di esegesi biblica, di Lessicografia e di Linguistica) apparse in periodici italiani e stranieri, spesso ricche di contributi originali, risultato di lunghe ricerche: esemplare la recensione al Vocabulista in arabico edito da C. Schiaparelli, Firenze 1871 (in Nuova Antologia, ottobre 1871, pp. 430-442).
Restano da menzionare le descrizioni di codici arabi ed ebraici, tra cui spiccano le nove note sui Laurenziani (sei apparse in Zeitschrift der Deutschen morgenländischen Gesellschaft, XXVI [1872], pp. 805-808, le altre in Boll. italiano degli studiiorientali, I [1876-77], pp. 12 s., 85 s.), anticipazioni di un Correctorium ai cataloghi di S.E. Assemani e di A.M. Biscioni a cui il Lasinio lavorò per vari anni, ma che non fu mai pubblicato; altre ricerche in questo campo confluirono invece in una produzione rappresentata da notizie, estratti e studi che si trovano inseriti nei lavori di Orientalisti italiani e soprattutto stranieri.

 

 

 


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