Francesco INGHIRAMI

Classe di Scienze morali, storiche e filologiche
Studioso di Antichità

Socio corrispondente dal 30 giugno 1842
Nato a Volterra il 23 ottobre 1772
Deceduto a Fiesole il 17 maggio 1846

Biografia

Francesco Inghirami nacque da famiglia di nobili natali. Penultimo di otto figli, dopo aver studiato fino a 13 anni nelle scuole Pie della città, fu inviato dal padre a Malta presso l’ordine dei Cavalieri gerosolimitani.

Gli obblighi della carriera militare non gli impedirono di coltivare la sua passione per il disegno e per gli studi archeologici, che si accentuò col suo ritorno a Volterra, divenuta luogo di importanti scavi etruschi.

Dopo la campagna antifrancese del 1799, trascorse alcuni anni a Pisa e a Firenze dove si perfezionò nel disegno e nell’incisione di monumenti antichi su incoraggiamento del regio antiquario Luigi Lanzi.

Tornato a Volterra per un breve periodo con l’incarico di bibliotecario comunale e prefetto del Museo etrusco Guarnacci, passò di nuovo a Firenze come sottobibliotecario della Marucelliana.

Nel capoluogo toscano, dove soggiornò presso la Badia fiesolana, Inghirami raffinò ulteriormente i suoi interessi archeologici che dovevano realizzarsi pienamente, grazie anche ad alcuni materiali reperiti a Londra e Parigi, con la pubblicazione in 10 poderosi volumi dei Monumenti etruschi (1821-1826), per la cui illustrazione aveva dato vita nei locali della Badia ad una originale scuola–convitto per giovani tipografi.

L’Etruscologia, da tempo coltivata in Toscana sull’onda di un’ideologia fondata sulle tradizioni autoctone della sua civiltà e delle sue città in opposizione alla tradizione della sua stretta dipendenza da Roma, tornò ad essere protagonista dei primi tre volumi dell’ultima opera scritta da Inghirami e dedicata alla storia della Toscana, pubblicata dalla Poligrafia fiesolana in 17 volumi , tra il 1841 e il 1845. Divisa in sette epoche, questa opera storica, che nasceva non casualmente in concomitanza della fondazione dell’ “Archivio storico italiano” di G. P. Viesseux, si distingue proprio per l’attenzione rivolta, oltre che alla ricostruzione politica e biografica di stampo patriottico, anche a quella più insolita della storia materiale, ovvero dell’alimentazione, dell’agricoltura, dei costumi, degli abiti, del commercio ecc., tutti argomenti che Inghirami, come già gli antiquari di due secoli prima, aveva certamente dedotto proprio dalla consuetudine con i reperti archeologici, attraverso i quali la curiosità dello storico formatosi sui documenti scritti si apriva al mondo degli oggetti minuti, spia della quotidianità di un popolo.

La sua esperienza e il suo prestigio non sostenuti, tuttavia, dalla conoscenza dell’Epigrafia e delle Lingue orientali, gli impedirono di essere nominato regio antiquario dopo che, nel 1832, si rese vacante tale carica.

 

Dalla Teca Digitale