Gaetano Maria LA PIRA

Classe di Scienze fisiche, matematiche e naturali
professore di Chimica del corpo regale di Napoli

Socio corrispondente dal 8 luglio 1807
Nato a Vizzini (CT) il 24/02/1762
Deceduto a Arpino (FR) il 26/03/1824

Gaetano Maria La Pira, nacque a Vizzini, in provincia di Catania, da Giuseppe Maria e Giuseppa Nucifora il 24 febbraio 1762. La famiglia aveva tradizioni nell’arte aromataria da alcune generazioni. Lo stesso padre era farmacista, ma, educato alla chimica farmaceutica, che aveva praticato nella sua professione e alla quale aveva anche dato contributi scientifici, fu per circa dieci anni docente della materia presso l’Università di Catania. Gaetano, sotto la supervisione e la guida del padre, intraprese verosimilmente anch’egli studi di farmacia ed esercitò localmente la professione per qualche tempo (non vi è comunque documentazione al riguardo), poi, essendosi dovuto recare a Napoli nei tardi anni ’80 per presentare i risultati di una ricerca effettuata col padre sulle proprietà antiemorragiche ed emostatiche dell’ammoniaca (per la quale fu concesso un vitalizio da parte del sovrano), ebbe l’occasione di concorrere per una cattedra di Chimica presso la Scuola di Artiglieria di Napoli. Intraprese così una carriera, che pur nella varietà delle singole professioni, si svolse interamente alle dipendenze dello Stato.

L’insegnamento della chimica presso il R. Corpo dell’Artiglieria, che durò fino al 1795, produsse un risultato di grande valore, perché, in collaborazione con un ufficiale del corpo, Luigi Parisi, intraprese la traduzione, primo in Italia, anche se quasi in contemporanea con Vincenzo Dandolo a Venezia, del fondamentale Traité élémentaire de chimie di Lavoisier, traduzione, peraltro, che, non avendo fini commerciali, è andata presto nel dimenticatoio ed è stata per lungo tempo ignorata.

Chiusa l’esperienza di docente, La Pira si trasferì a Sora, probabilmente in una guarnigione militare, dove svolse la sua professione originaria di farmacista. Nel 1802 rientrò nella capitale ed fu impegnato dalla Casa Reale per un anno a Portici, presso l’officina di svolgimento dei papiri provenienti dalla Villa dei Pisoni ad Ercolano, con l’intento di individuare un metodo che consentisse la conservazione e la lettura dei documenti carbonizzati nel corso dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Dal 1803 al 1807 cambia di nuovo lavoro, ma rimane nell’ambito degli impieghi statali, perché viene assunto nella Fabbrica di Porcellane di Capodimonte, di proprietà reale, come chimico addetto all’analisi e alla preparazione degli impasti, ma anche alla proposizione di nuove mescole per la fabbricazione dei manufatti ceramici. In questo periodo fu anche componente della Giunta delle Manifatture, un organismo statale che aveva compiti consultivi e di orientamento nella produzione di merci e di materiali nell’ambito del Regno.

Il lavoro a Capodimonte si interrompe con la presa di potere del Regno di Napoli da parte dei napoleonidi, che si sbarazzarono subito della fabbrica vendendola a privati.

Ma La Pira continuò ad essere impegnato come dipendente pubblico perché nel 1807 viene nominato Commissario nella R. Amministrazione delle Polveri e dei Salnitri, un organismo di nuova istituzione voluto da Giuseppe Napoleone. Viene destinato prima alla nitriera di Foggia, in Capitanata, poi a quella di Sessa, in Terra di Lavoro, dove è impegnato fino alla soppressione dell’istituzione alla fine degli anni ’20.

Nel 1821 inizia una nuova attività, che in qualche modo completa il ciclo di quelle cui si era dedicato in oltre 30 anni di impegno professionale, perché ritorna alla docenza, ma stavolta in un liceo-ginnasio, quello annesso al R. Collegio Tulliano di Arpino, ancora in Terra di Lavoro, dove insegna Chimica Applicata alle Arti.

Muore proprio nel Collegio il 26 marzo 1824.

Finisce così la vicenda umana e professionale di Gaetano Maria La Pira, un uomo di cui si era smarrita la memoria, uno studioso, che, pur senza fornire contributi scientifici determinanti all’avanzamento della ricerca e della conoscenza scientifica, ha comunque il merito di aver creduto nella rivoluzione chimica lavoisieriana che muoveva i primi passi negli anni della sua giovinezza e di averla diffusa nei contesti in cui ha operato.

Un uomo fornito di grande e variegata cultura, che ha fatto dell’eclettismo la sua connotazione distintiva e che è stato un antesignano delle scienze chimiche applicate, avendo compreso prima di altri il valore dirompente della chimica non solo come scienza, ma anche come tecnologia in tutti i campi di rilievo agricolo, industriale e sociale.

Un uomo che aveva intuito che la scienza ha senso se è posta al servizio del benessere comune attraverso lo sfruttamento delle risorse, il miglioramento delle tecnologie, l’ottimizzazione delle manifatture e la produzione di beni, tutte condizioni essenziali anche per il miglioramento dell’economia della nazione.

Un uomo, infine, che era disposto a mettersi in gioco per favorire concrete iniziative imprenditoriali, anche a costo di scendere in campo personalmente come scienziato-imprenditore.

 

Testo desunto da: C. Colella, Gaetano Maria La Pira, un eclettico rappresentante della chimica napoletana agli albori della “nuova chimica”, «Atti dell’Accademia Pontaniana», LXIV, 57-108 (2016).

Dalla Teca Digitale