Werner Wilhelm JAEGER

Classe di Scienze morali, storiche e filologiche
Professore di Filologia classica e Archeologia nell'Università di Berlino

Socio straniero dal 26 aprile 1960
Nato a Lobberich (Renania) il 30 luglio 1888
Deceduto a Cambridge (Massachusetts) il 19 ottobre 1961

Biografia

Werner Wilhelm Jaeger è stato un Filologo tedesco, uno dei più importanti del XX secolo.

Egli studiò a Marburgo e a Berlino e terminò la carriera universitaria nel 1911 con una tesi dal titolo Studi sulla storia compositiva della Metafisica di Aristotele. Tutto d'un colpo, il lavoro fece conoscere il giovane studente nel mondo accademico.

Nel 1914, all'età di ventisei anni, Jaeger fu chiamato a Basilea a ricoprire la cattedra che era stata di Nietzsche. Già nell'anno seguente giunse come ordinario a Kiel e, nel 1921, come successore di Wilamowitz all'Università di Berlino, dove insegnò per 16 anni. Nel corso di questi anni apparvero numerose edizioni critiche, trattazioni e monografie, come Aristotele (1923), La posizione di Platone nella costruzione della cultura greca (1928) e il suo capolavoro Paideia (dal 1934).

Durante il Nazismo, prese le distanze dall'ideologia del partito di Hitler e, anche per aver sposato un'ebrea, fu rimosso dal suo incarico universitario. Jaeger dovette in seguito a ciò abbandonare anche la direzione della rivista Gnomon, carica che ricopriva sin dalla fondazione di quella nel 1925.

Nel 1936 emigrò negli Stati Uniti, insegnò dapprima all'Università di Chicago e, dal 1939, ad Harvard, a Cambridge (Massachusetts), dove morì nel 1861.

Werner Wilhelm Jaeger vide l'occuparsi dell'Antichità sempre per il suo valore in vista della comprensione del presente. La sua opera scientifica di tutta una vita è contraddistinta dall'idea che il pensiero non deve mai venire scisso dall'agire, ma essere sempre messo in stretta integrazione con la prassi.

I suoi lavori su Aristotele sono esemplari per l'applicazione del metodo genetico: Jaeger si sforza di rintracciare l'evoluzione del pensiero di Aristotele, sostenendo che lo Stagirita sia stato all'inizio platonico, per distaccarsi poi a poco a poco da Platone e dall'Accademia.

L'idea di Jaeger è quella di ricostruire l'evoluzione del pensiero di Aristotele provando ad attribuire, sulla base di allusioni (o presunte tali) a fatti contemporanei, le varie parti delle sue opere a vari momenti della sua vita. La base da cui egli parte è lo scarto concettuale tra i frammenti dei dialoghi, che sembrano talora in contraddizione con gli scritti acroamatici e lo stato in cui questi ultimi sono stati tramandati a noi sin dal primo editore, Andronico di Rodi: essi sembrano infatti formare un blocco di pensiero tutto sommato omogeneo, senza ripensamenti o correzioni. Questa posizione avrà un'influenza considerevole sulla storiografia della filosofia antica nel XX secolo.

Centrale nell'opera di Jaeger è anche l'attenzione per la problematica educativa a cui egli dedicò, non solo lo scritto maggiore, ma anche un'operetta meno conosciuta, su quanto i primi cristiani presero del modello classico di Paideia.

Paideia, in tre volumi, rappresenta lo sviluppo del mondo spirituale greco da Omero attraverso Platone sino a Demostene in modo globale ed imponente. Si tratta di un'ampia trattazione, sia dei metodi educativi più antichi, sia delle successive riflessioni filosofiche sulla natura culturale dell'educazione nella Grecia antica; educazione che Jaeger sperava potesse riportare la decaduta Europa del XX secolo ai valori delle sue origini elleniche.

Da ricordare inoltre, a proposito del suo interesse per gli inizi del Cristianesimo, che Jaeger fu il maggior partecipante all'edizione delle opere di San Gregorio di Nissa.

Dalla Teca Digitale