Angelo MOSSO

Classe di Scienze fisiche, matematiche e naturali
Professore di Farmacologia e Fisiologia nell'Università di Torino

Socio nazionale residente dal 11 dicembre 1881
Nato a Torino il 30 maggio 1846
Deceduto a Torino il 24 novembre 1910

Medico e studioso, apportò notevoli contributi agli studi sui movimenti del cervello, sulla respirazione, sui movimenti dei vasi e del cuore, sulla contrazione muscolare, sulla respirazione.

Nacque il 30 maggio 1846 a Torino da genitori chieresi, che lo portarono a Chieri subito dopo la nascita. Il padre era un falegname e la famiglia viveva nell'indigenza. Grazie a una piccola borsa di studio compì gli studi liceali prima ad Asti, poi a Cuneo. Si iscrisse alla Facoltà Medica di Torino nel 1864/65, sperando di ottenere una borsa dal Collegio delle Province, ma il suo esame non fu fortunato. Era interessatissimo alle Scienze Naturali, e ricevette aiuti dallo zoologo e anatomo-comparato Filippo De Filippi, oltre che dal botanico Giuseppe Giacinto Moris, ambedue incaricati nella Facoltà Medica. Essi lo aiutarono ad avere un incarico di Scienze Naturali nel Liceo di Chieri, che gli permise di continuare negli studi medici. Ebbe poi l'internato all'Ospedale Mauriziano, che contribuì al suo sostentamento. Laureato il 25 luglio 1870 con una tesi sull'accrescimento delle ossa, premiata col massimo dei voti e la dignità di stampa.

Al Mauriziano incontrò Luigi Pagliani, che già lavorava con Jakob Moleschott in Fisiologia e che gli consigliò di seguire anche lui quella via. Si appoggiò quindi a Moleschott, che non poté dargli subito uno stipendio. Partì però quasi subito per il servizio militare, che svolse a Firenze, frequentando nel frattempo l'Istituto di Fisiologia di quella Scuola Superiore, diretto da Maurizio Schiff, al quale Moleschott lo appoggiò. Vinto un concorso per un posto di perfezionamento, rimase a Firenze con Schiff per due anni, e passò poi, sempre per consiglio di Moleschott e dopo aver vinto una borsa di studio, nel Laboratorio di Carl Ludwig, illustre fisiologo di Lipsia. Vi apprese l'uso della registrazione di movimenti per mezzo di cilindri rotanti e portò questa tecnica in Italia, facendone ampio uso.

Nel frattempo pubblicava lavori di un certo rilievo, specialmente sui movimenti dei vasi sanguigni e del cuore. La situazione economica di Mosso fu risolta da Moleschott, il quale gli procurò il conferimento da parte del Ministro dell'incarico di Materia Medica. La cosa fece scandalo, perché Mosso non era ancora libero docente, e non aveva fatto domanda alla Facoltà, ma solo al Ministro. L’incarico era poi stato tenuto da molti anni da un dottore aggregato, Giacomo Gibello, che la Facoltà aveva riproposto. L'anno dopo, 1876, venne nominato ordinario, sulla base dell'art. 69 della legge Casati (per chiara fama), direttamente dal Ministro.

Mosso soffrì molto delle critiche e dimostrò il suo valore con una notevole quantità di ricerche importanti, sui movimenti del cervello, sulla respirazione, sui movimenti dei vasi e del cuore, sulla contrazione muscolare, sulla respirazione e sugli scambi gassosi, sulla funzione regolatrice sui centri della CO2respiratoria.

Nel 1878, trasferito Moleschott a Roma, assunse l'ordinariato della cattedra di Fisiologia. Sulla Materia Medica passò Piero Giacosa, che aveva lavorato molto all'estero e che a Mosso si era appoggiato.

Ben presto sull'Istituto di Fisiologia di Torino si accentrò l'attenzione e la stima dei fisiologi di tutto il mondo. Mosso è considerato un precursore della Medicina Aeronautica e Spaziale, perché ebbe l'idea di costruire un Laboratorio sul Monte Rosa. In esso si recarono moltissimi studiosi italiani e stranieri.

Alla fine del secolo XIX, Mosso si ammalò gravemente di tabe dorsale. I medici gli consigliarono di vivere all'aria aperta, e così Mosso si fece archeologo e partecipò a scavi importanti in Italia, ma soprattutto nell'isola di Creta. Ne lasciò testimonianza con vari libri (Escursioni nel Mediterraneo e gli scavi di Creta; La PreistoriaLe origini della Civiltà Mediterranea). Scrisse anche gran parte di un altro volume: Gli Italiani dell'età della pietra, che non poté essere pubblicato a causa della sua morte.

Altre opere divulgative sono lette ancora oggi, specialmente La paura e La fatica.

Morì per la sua grave malattia il 24 novembre 1910.

a cura di m.u. d., 2005

 

Dalla Teca Digitale