Antonio MENEGHELLI

Classe di Scienze morali, storiche e filologiche
Erudito e giurista

Socio corrispondente dal 09/01/1834
Nato a Verona il 15/08/1765
Deceduto a Padova il 14/12/1844

Nato a Verona il 15 agosto 1765, morì a Padova il 14 dicembre 1844. 

A sei anni si trasferì con la famiglia a Venezia dove compì gli studi, dapprima sotto vari precettori, poi alla scuola del p. L. Barbarigo, del quale seguì i corsi di filosofia, diritto ed economia pubblica. Ricevuti gli ordini minori, intraprese studi di teologia, di greco antico (come allievo dell’abate G.B. Galliccioli) e di fisica. Nel 1783 entrò nel seminario patriarcale di Venezia. Ordinato sacerdote, scelse la carriera di precettore e, occasionalmente, di oratore sacro. Docente di umanità, eloquenza, storia, geografia, insegnò anche matematica presso istituti privati. Parallelamente, proseguì gli studi ottenendo il titolo dottorale.

Caduta la Repubblica veneta (1797), fu assunto come precettore per il figlio della nobildonna Giovanna Donà. Come autore, esordì nel 1802 con una serie di brevi saggi storici e dissertazioni, poi traducendo i 9 volumi del Liceo, ovvero Corso di letteratura antica e moderna di J.-Fr. de La Harpe (Venezia 1803-08). Ebbe così inizio una carriera di poligrafo che, nel quarantennio successivo, lo portò a pubblicare un gran numero di scritti, per lo più opuscoli d’occasione: prefazioni, orazioni ufficiali, elogi funebri e biografie (tra cui quelle di V. Alfieri, G.M. Ortes, G.V. Gravina, M. Cesarotti, G. Gozzi, C. Rosmini, A. Canova, A. Emo, Isabella Teotochi Albrizzi), di valore intrinseco relativo ma oggi utili per conoscere la cultura veneta del tempo.

Nell’ottobre 1805 il governo austriaco lo nominò professore di eloquenza e diritto civile presso le pubbliche scuole di S. Caterina, dal 1807, dopo l’annessione del Veneto al Regno Italico, trasformate in liceo convitto. Il Meneghelli vi ottenne la cattedra di istituzioni civili raffrontate con il codice civile francese. In tale veste, oltre a pronunciare quasi ogni anno le prolusioni ai corsi, pubblicò un volume di Ragionamenti accademici (ibid. 1808).

Merita un cenno particolare l’orazione "Dei diritti degli Italiani alla stima delle Nazioni" (ibid. 1808), moderata ma, per quei tempi, comunque coraggiosa denuncia della scarsa considerazione in cui l’Italia era tenuta dagli intellettuali europei. 

Di particolare rilievo la sua attività di petrarchista. Studioso ed editore delle Rime di Petrarca (Saggio sopra il Canzoniere del Petrarca, I-II, Venezia 1814, ripubbl. nel 1819 in 3 volumi), nel 1817 concepì l’ambizioso progetto di edizione completa delle lettere del poeta e si recò aFirenze per studiare codici e manoscritti; avvalendosi delle carte di G.B. Baldelli, che già aveva avviato un simile lavoro, nel 1818 diede alle stampe un primo censimento di lettere petrarchesche a lui note (Index F. Petrarchae Epistolarum, quae editae sunt et quae adhuc ineditae, Patavii) in forma di lettera circolare a tutti i bibliotecari italiani ed europei, per riceverne suggerimenti e integrazioni. Malgrado il ritrovamento di qualche lettera inedita, il progetto naufragò e fu abbandonato verso la metà degli anni Venti.

                                                                                                                   da Enciclopedia Treccani

Dalla Teca Digitale