Gaetano Giorgio GEMMELLARO

Classe di Scienze fisiche, matematiche e naturali
Paleontologo e senatore del Regno d'Italia nella XVIII legislatura

Socio corrispondente dal 13 febbraio 1898
Nato a Catania il 25 febbraio 1832
Deceduto a Palermo il 16 marzo 1904

Biografia

Dopo gli studi di medicina, compiuti per seguire la volontà del padre, il G. si recò nel 1854 a Napoli per specializzarsi in oftalmologia e agli inizi del 1856, tornato a Catania, venne nominato medico-chirurgo dei chierici regolari della Concezione. Nel corso del soggiorno napoletano aveva frequentato A. Scacchi, docente di mineralogia a Napoli dal 1844, che lo aveva incoraggiato a seguire la sua vocazione per le scienze naturali. A partire dal 1853 il G. aveva infatti iniziato a pubblicare una serie di brevi memorie di mineralogia e geologia, che permisero al padre Carlo, ammalatosi di tumore alla gola, di ottenere per il figlio la supplenza alla propria cattedra di geologia (25 nov. 1856). Nel 1858 ottenne anche la supplenza della cattedra di botanica, occupata da F. Tornabene. Alla fine del 1859 entrò in competizione con Angelo Porcari per la cattedra di professore straordinario di storia naturale, per cui venne deciso di affidare al G. l'insegnamento della geologia e mineralogia e al Porcari quella di zoologia.

Nel 1857 e nel 1858 il G. aveva avuto l'occasione di incontrare sir Charles Lyell, che si era recato due volte in Sicilia per confutare la tesi di E. de Beaumont circa l'improvviso sollevamento cataclismatico del cono dell'Etna. Il geologo francese negava che l'alta montagna si fosse innalzata per un lento accumularsi di strati di lava nel corso di millenni, tesi fondamentale di Lyell. Il giovane G., come del resto il padre Carlo, era contrario alla teoria dei sollevamenti, ed era anzi un seguace delle dottrine dell'inglese: al G. costui si rivolse per un triennio, incaricandolo più volte di verificare diversi punti della stratigrafia delle lave dell'Etna. Per parte sua il Lyell, insieme con la moglie, tradusse in inglese per il Quarterly Journal of the Geological Society of London due memorie del G., Sul graduale sollevamento di una parte della costa di Sicilia dal Simeto all'Onobola, XIV (1858), pp. 504-508 (in Atti dell'Acc. Gioenia in Catania, s. 2, XIV [1859], pp. 87-98), e Sulle conchiglie fossili del Turoniano e Senoniano di Catenanuova e di Turcisi (in Giornale dell'Acc. Gioenia in Catania, n.s., V [1859], p. 63), che difendevano le posizioni gradualiste e anticatastrofiste.

È interessante notare, quanto difficile spiegare, come a partire dal 1862 il G. non ebbe più alcun rapporto con Lyell, né inviò altre memorie alla Geological Society, uno dei centri più prestigiosi della geologia mondiale. Gli eventi del 1860 legittimano l'ipotesi che Lyell si fosse adombrato per il comportamento del Gemmellaro. Il geologo inglese fu certamente l'ispiratore dell'incarico affidato dal governo britannico e dalla Royal Institution al G. di eseguire il rilevamento geologico delle isole Canarie. Mentre era in viaggio per svolgere la sua missione, il G. apprese a Marsiglia dello sbarco di Garibaldi in Sicilia. Tornato precipitosamente in patria, si unì a una squadra di garibaldini palermitani guidata dal fratello Ferdinando, e prese parte ad alcuni fatti d'arme del 1860.

Il 22 ottobre dello stesso anno fu nominato dal prodittatore A. Mordini, su raccomandazione di G. Uguldena, segretario di Stato per l'Istruzione pubblica, professore ordinario di geologia presso l'Università di Palermo, incarico particolarmente gravoso visto lo stato di abbandono delle pur scarse collezioni e il livello delle conoscenze sulla successione dei terreni dell'isola. Se infatti molti, incluso il padre Carlo, si erano dichiarati d'accordo che la datazione relativa di importanti serie stratigrafiche dell'isola poteva realizzarsi solo grazie allo studio dei fossili, poco si era fatto in tal senso. Il G. pubblicò numerose memorie sulle faune triassiche, liassiche e giurassiche, dimostrando i rapporti tra le faune siciliane e quelle contemporanee delle Alpi e di parti dell'Appennino. Agli inizi degli anni Ottanta scoprì strati paleozoici fossiliferi nella valle del fiume Sosio, di cui cominciò a pubblicare la descrizione nel 1887, terminata dagli allievi dopo la sua morte. La fauna permiana, detta di Palazzo Adriano, permetteva di tentare una ricostruzione filogenetica degli Ammoniti, e si rivelava importante sul piano comparativo per le relazioni che permetteva di instaurare con faune analoghe delle Alpi, del Tibet e del Texas. Lavoratore tenace, ricercatore estremamente sobrio, le sue memorie raramente si avventurano in speculazioni, riducendosi per lo più a lunghi elenchi di fossili e ad accuratissime citazioni della letteratura paleontologica del tempo. Anche circa la sua adesione all'evoluzionismo, testimoniata dall'allievo G. Di Stefano, non si trova conferma nelle opere a stampa.

Fece parte, insieme con il padre, del gruppo di geologi invitati dal ministro F. Cordova a Firenze nel 1861 per stabilire il progetto di una Carta geologica del Regno d'Italia. Propose di dirigere personalmente il rilevamento delle aree della Sicilia ricche in miniere di zolfo, ma il progetto naufragò per mancanza di finanziamenti. Nel 1877 fu incaricato di sovrintendere il lavoro di rilevamento della Sicilia intrapreso da ingegneri minerari e affidato alla direzione tecnica di L. Baldacci e nel 1879 entrò nel Comitato geologico, organo di consulenza scientifica del rilevamento. Il G. fu rettore dell'Università di Palermo tra il 1874 e il 1876, e tra il 1880 e il 1883. Sedette nel Consiglio comunale della città, ricoprendo anche l'incarico di assessore all'Istruzione pubblica; venne nominato senatore nel 1892. 

A lui è dedicato il Museo Geologico dell'Università degli Studi di Palermo.

 

Tratta dal Dizionario biografico degli Italiani

Dalla Teca Digitale