Giulio CORDERO

Classe di Scienze fisiche, matematiche e naturali
Numismatico

Socio corrispondente dal 07/01/1818
Socio nazionale residente dal 10/05/1821
Nato a Mondovì (CN) il 30/06/1778
Deceduto a Torino il 19/09/1857

Appartenente alla famiglia dei Conti di San Quintino.

Compì i propri studi a Fossano presso i somaschi e quindi a Torino presso i barnabiti del Collegio dei nobili. La sua risolutezza a vestire l'abito dei chierici di S. Paolo lo fece inviare a Roma per il noviziato (Baruffi, p. 4). Nel 1795 si laureò inutroque iure nell'università di Torino ed il 1° febbr. 1797 professò i voti nella chiesa della Consolazione di Chieri (Boffito, p. 508). Soppresso l'Ordine dei barnabitì, il C. si ridusse allo stato laicale, e decise di rimanere al secolo pur dopo il recupero delle vecchie sedi da parte dei religiosi.

Si ìniziò, allora, la serie dei suoi viaggi in Italia e fuori. Si recò successivamente. in Francia, in Germania, in Inghilterra. Altri viaggi in Africa e sino ai confini dell'Asia gli vengono spesso attribuiti per confusione delle sue attività con quelle dell'omonimo prozio (Baruffi, p. 3 n.). Fu, ancora, in Sicilia e finalmente a Lucca, che, fino a tutto il regno di Vittorio Emanuele I, considerò la sua, nuova patria.

In questi anni il C. aveva Potuto approfondire gli interessi che aveva sin dal primo soggiorno romano per la numismatica e per l'archeologia e quelli più recenti per la storia e per l'architettura di età medievale. Il 29 dic. 1820 Maria Luisa di Borbone lo nominò socio ordinario della R. Accademia di scienze lettere ed arti di Lucca. 

Dopo una sosta di alcuni mesi a Lucca, passò a Genova, e da Genova fece ritorno a Torino. Qui il 10 maggio 1821 il C. fu accolto nell'Accademia delle scienze. Il 19 ott. 1823 il C. fu chiamato a far parte di una commissione di accademici "deputati sopra la collocazione e classificazione" della raccolta di antichità egiziane di B. Drovetti. che il re di Sardegna si era potuto assicurare grazie al "non interrotti uffici" di C. Vidua e di C. Saluzzo (Fabretti, p. 13).
Incaricato del trasporto della collezione, il C. ne curò il trasferimento da Livorno a Genova per mare e poi a Torino su carri. A febbraio del 1824, i materiali si trovavano tutti al palazzo dell'Accademia. La collezione Drovetti diventava, cosi, il R. Museo egizio di Torino, sezione staccata del Museo di antichità. Ed il C. si vedeva affidare l'incarico di conservatore, al quale tuttavia sarebbe stato nominato ufficialmente solo il 5 genn. 1825.

Più proficua di quella egittologica appare in quegli anni la sua produzione numismatica: dalla Descrizione delle medaglie imperiali alessandrine inedite dei R. Museo delle antichità egiziane di Torino (in Mem. della R. Acc. delle scienze di Torino, XXIX [1825], pp. 156-209), all'accurata Recensio nummorum veterum qui apud haeredes cl. viri equitis ab. Iohan. Baptistae Incisa e comitibus S.Stephani Augustae Taurinorum asservantur ... (Augustae Taurinorum 1826). Sarà in questo campo che otterrà i risultati più validi.

Nel 1846 le Memorie dell'Accademia di Torino pubblicavano quello che è stato considerato, ed è, il migliore dei contributi del C.: le lezioni Delle monete dell'imperatore Giustiniano II (s. 2, VIII [1846], pp. 11-127) dedicate a Bartolomeo Borghesi: presentate al concorso per il premio Allier de Hauteroche si ebbero la "onorevolissima menzione" dell'Institut de France, dopo la Description des médailles gautoises... di A. Duchalais (Paris 1846).
Degli ultimi lavori del C. pubblicati nelle Memorie torinesi possono essere segnalate, ancora, fra le ricerche di numismatica, la descrizione delle Monete del X e dell'XI secolo scoperte nei dintorni di Roma ... e le Osservazioni critiche intorno all'origine ed antichità della moneta veneziana (s. 2, X [1849], pp. 1-110, e pp. 339-91). Da una visita agli archi i municipali di Savona il C. trasse copiosissimo materiale per alcune Osservazioni critiche sopra alcuni particolari della storia del Piemonte e della Liguria nei secoli XI e XII... (in Mem. della R. Acc. delle scienze di Torino, s. 2, XIII [1853], pp. 1-240), nelle quali poteva confermare, fra l'altro, i dubbi sull'attendibilità di F. G. Meyranesio, il falsario riconosciuto da E Savio, della cui opera si sarebbe cominciato a far tabula rasaalcuni anni più tardi.

tratto da Enciclopedia Treccani

 

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