Roberto GABETTI

Classe di Scienze morali, storiche e filologiche
Professore ordinario di Composizione architettonica nel Politecnico di Torino

Socio corrispondente dal 12/02/1985 per storia, archeologia, geografia
Socio nazionale residente dal 11/05/1999
Nato a Torino il 29/11/2015
Deceduto a Torino il 05/12/2000

Biografia

Roberto Gabetti si laurea con Giovanni Muzio nel 1949, al Politecnico di Torino, dove lavorerà per oltre cinquant'anni, come assistente di Scienza delle costruzioni dal 1950, "aiuto" e poi assistente alla cattedra di Carlo Mollino dal 1953 e ordinario di Composizione architettonica dal 1967. Alla riforma dei modelli formativi e delle strutture della scuola torinese (come la Biblioteca centrale d'Architettura, di cui rimane direttore fino al 1986), è dedicata una parte importante del suo impegno civile d'insegnante e studioso.
Precoce è l'inizio dell'attività progettuale, sempre legata alla collaborazione con Aimaro Oreglia d'Isola. Tra le prime opere, la Borsa Valori e la Bottega d'Erasmo nel 1957-59 divengono l'involontario paradigma del neoliberty, in una polemica che porta all'attenzione internazionale l'architettura italiana e la sua presunta fuoriuscita dal movimento moderno. L'attività dello studio Gabetti e Isola prosegue intensa nei decenni successivi, pur lontana dalle polemiche, attenta alle qualità dei luoghi, ma anche alle sperimentazioni tecnologiche, soprattutto indifferente ai pregiudizi ideologici e figurativi, caratteristici di un'intera generazione. Nel 1977 la rivista «Controspazio» dedica un numero monografico alle architetture dei due architetti torinesi che, per lo più costruite in Piemonte, acquistano fama in Italia e all'estero. Numerose monografie e due esposizioni nel 1996, presso la Basilica Palladiana di Vicenza e l'Institut français d'architecture di Parigi, consacrano uno dei percorsi progettuali più originali della cultura italiana del secondo dopoguerra.
L'architettura costruita, tuttavia, forma solo parte della biografia intellettuale di Gabetti. Presto l'inizio dell'età contemporanea gli appare, infatti, un terreno di ricerca fertile, per mettere a confronto le diverse tradizioni disciplinari della cultura politecnica, di là d'ogni pregiudizio.
Convinto della necessità, passata e presente, di verificare la coerenza tra saperi e pratiche, anche attraverso il dialogo costante con gli interlocutori del progetto d'architettura, dai committenti ai cittadini, dai politici alle maestranze di cantiere, egli immagina attraverso gli scritti una differente
genealogia della modernità, fuori dell'ortodossia dello stile internazionale.
Con rigore filologico ma senza ansia documentaria, Gabetti costruisce una storia culturale dell'architettura, capace non soltanto di raccontare, attraverso un'accurata restituzione letteraria, la complessità di fenomeni come gli edifici antonelliani, le scuole d'architettura, l'edilizia industriale o il progetto dell'Encyclopédie, ma anche di ritrovarne le tracce nel progetto d'architettura contemporanea.

 

Biografia tratta dal sito dell'Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Torino