Rodolfo Matteo AMPRINO

Classe di Scienze fisiche, matematiche e naturali
già ordinario di Anatomia Umana Normale nell'Università di Bari, professore emerito

Socio corrispondente dal 23/03/1966
Socio nazionale residente dal 04/04/1990
Nato a Torino il 05/01/1912
Deceduto a Torino il 20/08/2007

Rodolfo Matteo Amprino nacque a Torino il 5 gennaio 1912 e morì nella stessa città il 21 agosto 2007. Fu medico, scienziato e docente italiano. Svolse ricerche sull'accrescimento e sulla senescenza di tessuti e di organi, sul significato funzionale della struttura e del rimodellamento del tessuto scheletrico e nel campo dell'isto-fisiologia e dell'embriologia, che portarono a importanti scoperte che diedero l'avvio allo studio e alla diagnosi delle malattie metaboliche dell'osso. Nel 1929 (all'età di 17 anni) si iscrisse alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Torino, entrò come allievo nell'Istituto di Anatomia Umana diretto dal Professore Giuseppe Levi, studioso e anatomista italiano di grande rilievo nella prima metà del Novecento, promotore di fondamentali innovazioni nel campo dell'anatomia, come l'introduzione in Italia del metodo della coltivazione cellulare in vitro. L'istituto era frequentato da illustri colleghi come Angelo Bairati, Giovanni Godina e tre futuri Premi Nobel: Salvador Luria, Renato Dulbecco, Rita Levi Montalcini. Incominciò a svolgere ricerche sulla crescita e sulle modificazioni con l'età di tessuti e organi, in particolare del tessuto osseo e cartilagineo che lo affascineranno e saranno oggetto dei suoi studi sino alla fine della carriera professionale. Nel 1934 si laureò In Medicina ma dovette interrompere gli studi nel 1936 in quanto dovette partire per il servizio militare nella Resistenza. Dal 1945 al 1953 svolse le attività di studio nei corsi di Istologia ed Embriologia generale presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Torino, conseguendo la libera docenza in Anatomia Umana nel 1948. Dal 1948 al 1954 ebbe la Direzione dell'Istituto di Anatomia Umana di Torino e dell'insegnamento di Anatomia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Torino. Nel 1954, posto in congedo su propria richiesta, gli venne affidata la Direzione dell'Istituto di Anatomia Umana dell'Università di Bari e fu incaricato dell'insegnamento di Anatomia Umana e di Istologia ed Embriologia generale presso la Facoltà di Medicina della stessa città. Tra le sue ricerche meritano particolare menzione le indagini, compiute in parte in collaborazione con A. Bairati, sulle modificazioni con l'età dei vari tipi di cartilagine (jalina, elastica, fibrosa) e della compatta delle ossa; quest'ultima formò oggetto di studio col microscopio a luce ordinaria e polarizzata nonché di analisi microradiografiche e microradioautografiche, che permisero di concludere che il continuo rinnovamento delle cosiddette ''strutture di 2° ordine'' − osteoni e loro frammenti − è direttamente connesso, più che a fattori di tipo meccanico, a esigenze metaboliche dell'organismo, cioè alla concentrazione dei minerali − in particolare, calcio e fosfati − nel sangue. Amprino è stato autore di 194 pubblicazioni che riguardano vari campi dell'anatomia microscopica,

dell'istologia e dell'embriologia. Gli studi su l'accrescimento e l'invecchiamento di tessuti e di organi rappresentarono il punto di partenza di approfondimenti successivi sul ruolo meccanico dell'architettura del collagene e sul processo di differenziazione della cartilagine che gli permisero di raggiungere conoscenze isto-fisiologiche ancora oggi importanti riferimenti per la letteratura scientifica. Egli descrisse in maniera esemplare le modificazioni strutturali che subiscono durante la crescita e l'invecchiamento alcuni organi e tessuti. Esaminò fino a 100 individui di età compresa da poche settimane di vita intrauterina ai 94 anni e arrivò alla scoperta inattesa che il turnover osseo mostra notevoli differenze individuali riguardo al periodo di inizio, evoluzione e intensità. Amprino si interrogò sul significato funzionale del continuo rimodellamento del tessuto osseo. Eseguì, per chiarire i suoi dubbi su quest'argomento, una serie di ricerche con lo scopo di analizzare la struttura del sistema scheletrico di Vertebrati di specie diversa e di differente età, caratterizzati da motilità del corpo e condizioni e di vita molto diversi tra loro. Studiò inoltre il rinnovamento strutturale in ossa che avevano subito in via accidentale mutamenti qualitativi o quantitativi. Da queste ricerche dedusse che il rimodellamento osseo non fosse finalisticamente riconducibile solo a un perfezionamento strutturale di adattamento alle stimolazioni meccaniche esterne, ma che rappresentasse piuttosto la conseguenza della necessità di mettere costantemente a disposizione dell'organismo sostanze fondamentali per le sue esigenze metaboliche, assunte in modo discontinuo con l'alimentazione. Queste sostanze, fissate temporaneamente allo scheletro, sarebbero liberate e poste in circolazione, cioè a disposizione di organi e tessuti per le loro esigenze funzionali, grazie al rimodellamento. Gli studi eseguiti non erano sufficienti per verificare la sua ipotesi, in quanto non gli era possibile esaminare la distribuzione dei sali minerali perciò Amprino analizzò sezioni non decalcificate mediante esame radiografico con una tecnica originale che mise a punto con Arne Engström (in Francia presso l’Università di Strasburg nel “Lab. d’Embryologie esperimentale” diretto da E. Wolff ed in Svezia al Karolinska Istitutet di Stoccolma). In questo modo per la prima volta fu possibile studiare contemporaneamente la struttura istologica e la distribuzione dei sali minerali delle strutture ossee esaminate. Tale indagine fu integrata con l'impiego del metodo autografico della fissazione al tessuto osseo di isotopi radioattivi del calcio, del fosforo e dell'uranio. Queste nuove metodiche di studio non solo confermarono, come da lui ipotizzato, che il rimodellamento determina una continua ridistribuzione di minerali, ma scoprì anche che lo scheletro è in grado di immagazzinare minerali in modo continuo, anche in assenza di processi di rimodellamento osseo. Osservò, infatti, che il grado di mineralizzazione del tessuto osseo recentemente deposto era relativamente basso rispetto a quello del tessuto osseo preesistente e subiva un progressivo incremento, con variazioni legate all'età ed alla specie animale. Queste scoperte permisero di interpretare molti dati della fisiologia e della patologia del tessuto scheletrico. Amprino si dedicò allo studio dell'Embriologia, particolarmente sui rapporti di sviluppo tra tessuti ed organi topograficamente e funzionalmente associati. Sulla base di studi sperimentali condotti dal suo gruppo di ricerca, venne tratta la conclusione che le potenzialità dei fattori della morfogenesi ed organogenesi risiedono nel mesoderma e non nella parte ispessita dell'ectoderma come prima si riteneva.

Tratto da: Wikipedia e Enciclopedia Treccani

A cura di: Azzabi Kerim, Gabba Carlotta, Schibani Martina

Progetto di Alternanza Scuola Lavoro, anno scolastico 2016-2017

Dalla Teca Digitale