Walter MATURI

Classe di Scienze morali, storiche e filologiche
Professore di storia del Risorgimento nell'Università di Torino

Socio corrispondente dal 09/03/1950
Socio nazionale residente dal 16/04/1956
Nato a Napoli il 15/11/1902
Deceduto a Roma il 21/03/1961

Professore ordinario di Storia del Risorgimento nell’Università di Torino dal 1948 al 1961. Gran parte dei suoi corsi torinesi è stata raccolta nel volume postumo Interpretazioni del Risorgimento (1962).

Nato a Napoli nel 1902, si laureò a nella sua città natale con Michelangelo Schipa, dal quale apprese il rigore nel lavoro storico. E a Schipa, uno dei firmatari del manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto Croce (1925), dedicò nel 1939 un commosso necrologio. Una seconda laurea la conseguì in Filosofia discutendo con Giovanni Gentile una tesi - rimasta inedita - su Joseph de Maistre. Negli anni universitari si era aperto alla lezione di Croce (che egli peraltro accettò non senza riserve). Di tale lezione reca l'impronta il penetrante saggio La crisi della storiografia politica italiana (1930). Il genere saggistico era a Maturi particolarmente congeniale, com'è confermato dal lungo saggio, posteriore di un ventennio, Gli studi di storia moderna e contemporanea, apparso nel primo dei due volumi Cinquant'anni di vita intellettuale italiana in onore di Croce.

Nel 1929 era uscito il suo primo libro, Il concordato del 1818 tra la Santa Sede e le Due Sicilie, che Adolfo Omodeo recensì favorevolmente in «La Critica» del 1930. Allievo dal 1930 della Scuola storica per l'età moderna e contemporanea diretta da Gioacchino Volpe, tra il 1935 e il 1941 fu segretario e bibliotecario dellìIstituto storico per l'età moderna e contemporanea. Fece parte della redazione dell’Enciclopedia italiana, alla quale fornì molte voci. Di idee liberali già durante il fascismo, non aveva però la passione per l’impegno politico diretto; la sua vita, povera di avvenimenti esteriori, fu interamente dedicata agli studi. L’unico guaio che ebbe a subire (ma si trattò di un guaio di non grande entità e di breve durata) derivò dalla voce Risorgimento (vol. XXIX dell’Enciclopedia italiana, 1936), a causa della quale fu temporaneamente allontanato (1936-37) dall’Istituto storico per l'età moderna e contemporanea.

Si occupò soprattutto di storia politica mostrandosi sensibile non soltanto alla lezione di Croce, ma anche a quella di Meinecke, Salvemini, Volpe. Professore incaricato di Storia del Risorgimento all'Università di Pisa, nel 1939 divenne professore ordinario nella stessa sede. Fecondi furono gli anni pisani: appartengono a essi alcune importanti voci pubblicate nel volume IV del Dizionario di politica a cura del Partito nazionale fascista (1940), il saggio Partiti politici e correnti di pensiero nel Risorgimento (1942), l'esemplare biografia Il principe di Canosa (1944). Nel dopoguerra, sempre a Pisa, iniziò quei corsi di storia della storiografia sull'età risorgimentale che avrebbe continuato all'Università di Torino, dove ricoprì la cattedra di Storia del Risorgimento dal 1948 alla sua improvvisa scomparsa, avvenuta a Roma nel 1961. All'insegnamento principale affiancò quello di Storia delle dottrine politiche.

I corsi di storia della storiografia tenuti a Pisa e a Torino confluirono nel volume postumo Interpretazioni del Risorgimento (1962), tuttora indispensabile agli studiosi.

a cura di l. g., 2005

Dalla Teca Digitale