Pubblicazioni scientifiche

Articoli selezionati dalla nostra Commissione

Trovate qui gli articoli scientifici e più interessanti sul Covid 19 suddivisi per argomento: gli aspetti clinici, le terapie, i fattori predisponenti,  le strategie per il contenimento dell'infezione, l'importanza dei dati e la loro comunicazione

La rassegna è curata dai Soci Alberto Piazza e Amalia Bosia ed è aggiornata con cadenza settimanale.

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IN EVIDENZA

Inauguriamo la nuova sezione dedicata ai Vaccini 
con un articolo di Guido Forni e Aldo Tagliabue dell'Accademia Nazionale dei Lincei

  • Guido Forni e Aldo Tagliabue, VACCINO COVID-19: chi decide, chi rischia, chi paga (19.05.2020)
  • Due tra i più noti immunologi italiani rispondono a domande attese e verosimili  sulla progettazione e la produzione di vaccini candidati a prevenire Covid-19. I temi in questione sono: 1) la probabilità di creare un vaccino efficace. Buona, grazie alle mutazioni rare del virus, alla presenza di anticorpi in pazienti guariti, alla protezione verso un secondo contagio. A oggi ignota tuttavia la durata della protezione e la possibilità di una successiva infezione; 2) quale tipo di vaccino. Sono descritti i possibili bersagli capaci di indurre la risposta immunitaria (con relative tecnologie) e la verifica di sicurezza ed efficacia del vaccino in modelli animali affidabili e/o in volontari; 3) chi decide, chi rischia, chi paga. Sono citati i dati tecnici legati ai problemi di produzione e i costi della commercializzazione del vaccino a fronte delle basse probabilità di successo e le grandi aggregazioni di risorse che nascono dalle alleanze tra aziende e istituzioni. 4) chi produce il vaccino e per chi. È prevedibile che i vaccini anti Covid-19 saranno disponibili, per un tempo di cui è ignota la durata, solo in alcune nazioni. L’OMS , per cercare di bloccare atteggiamenti predatori, sta cercando di impegnare i vari paesi del mondo in un accordo di equità nella distribuzione. I due Autori concludono dicendo che “..dato l’imprevedibile andamento della pandemia, ... il vaccino potrebbe quasi divenire superfluo.”

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VACCINI

 

Editoriale pubblicato su The Scientist interessante soprattutto per la Tabella (aggiornata al 11.05.2020) in cui sono indicati i progetti di ricerca e di produzione di vaccini attualmente in corso nel mondo. La colonna DEVELOPER(S) indica quale istituzione è impegnata nello sviluppo del vaccino; la colonna VACCINE METHOD la metodologia impiegata; la colonna EVIDENCE la documentazione della ricerca già svolta; e la colonna STATUS lo stato dell’arte attuale.

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ASPETTI CLINICI

 

Il Covid-19 agisce in maniera differente da qualsiasi altro patogeno incontrato finora. Alcuni medici in un articolo pubblicato su Science a firma della redazione del giornale, presentano una visione d'insieme su cosa può succedere nell'organismo dopo l'ingresso del virus. Si tratta di un'infezione sistemica, che non colpisce solo cuore e polmoni, ma danneggia anche vasi sanguigni, reni, intestino, occhi e cervello, in una progressione che inizia con l'ingresso nella gola e nel naso. Qui il virus, tramite il recettore Ace2, invade le cellule e si moltiplica: a questo punto la persona contagiata può iniziare ad avere sintomi, come febbre, tosse secca, mal di gola, dolori in tutto il corpo e mal di testa. Se l'organismo non riesce a bloccare l'espansione del virus, l'infezione si estende ai polmoni.  Risulta molto chiara l'esposizione di un processo complesso che coinvolge molti organi e presumibilmente l’interazione di più meccanismi di azione.

ACE2 (angiotensin converting enzyme -2), enzima di membrana espresso in numerosi organi, degrada angiotensina II limitandone gli effetti di vasocostrizione, infiammazione e trombosi. L’ingresso di COVID-19 nella cellula tramite il recettore ACE2 comporta demolizione della proteina enzimatica e perdita dell’azione catalitica. Questa “down-regulation” indotta dall'invasione virale è particolarmente grave in pazienti affetti da Covid-19 e portatori di patologie in cui l’attività basale di ACE2 è già significativamente diminuita (i.e. età avanzata, ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari). Tra le scelte terapeutiche possibili sono valutate: inibitori del recettore di angiotensina II e ACE2 solubile ricombinante umana.

Il lavoro descrive alcuni aspetti (comuni in parte ad altri coronavirus e influenza-virus) del meccanismo attraverso cui il virus SARS-CoV-2 entra nella cellula, utilizzando colture primarie di cellule umane ottenute da organi diversi (polmone, rene, fegato).  Dimostra che:1) l’entrata dipende dal legame della subunità S1 della proteina S ( “spike”) del virus al recettore cellulare (ACE2); 2) l’entrata richiede la scissione proteolitica della proteina S ai siti S1/S2 e  S2’ a opera della serina-proteasi cellulare. TMPRSS2, evento che permette la fusione delle due “membrane” (virale e cellulare) , processo guidato dalla subunità S2;  3) la struttura del sito di legame al recettore cellulare ACE2  è simile a quella di altri coronavirus;  4) un inibitore di TMPRSS2  blocca parzialmente l’ingresso del virus SARS-CoV-2 in colture di cellule polmonari; 5) il siero di pazienti convalescenti contenente anticorpi anti-proteina S virale inibisce in modo specifico l’entrata di SARS-CoV-2.

​L’attivazione e l’entrata nella cellula di SARS-Cov-2 dipendono dalla presenza di una serina-proteasi della superficie cellulare (TMPRSS2) che apparentemente non sembra avere alcun ruolo rilevante in alcun organo, ma che è nota : a) essere presente sulla faccia luminale dell’epitelio prostatico; b) aumentare in modo significativo la sua espressione in risposta agli androgeni e nel carcinoma prostatico. Aumentata suscettibilità a infezioni da virus influenzale è presente in pazienti portatori di polimorfismo associato ad aumento di TMPRSS2. La forte regolazione di TMPRSS2 da androgeni suggerisce l’ipotesi che questa possa spiegare la predominanza di COVID-19 nei maschi . La modulazione dell’aumentata espressione di TMPRSS2 può essere ottenuta tramite: a) blocco della via androgenica; b) uso di inibitori della proteasi.

Dopo aver fornito la precedente prima evidenza genetica che ACE2 è il recettore di SARS-CoV e protegge il polmone dal danno severo e dalla morte causata daSARS-CoV, questo lavoro si chiede se ACE2 solubile ricombinante umana (hrsACE2) è in grado di bloccare la crescita di SARS-CoV-2. La ricerca: 1) ha isolato SARS-CoV-2 da un paziente affetto e l’ha coltivato con successo nella linea cellulare Vero E6;2) ha dimostrato che hrsACE2inibisce l’infezione di Vero cells da SARS-CoV-2in modo dose –dipendente bloccando l’attacco del virus alle cellule ; 3) hrsACE-2 inibisce l’infezionedaSARS-CoV-2 in “organoidi” ottenuti da capillari umani; 4) hrsACE2 inibisce l’infezione da SARS-CoV-2 in “organoidi” ottenuti da rene umano. Questi risultati dimostrano che hrsACE2 può bloccare in modo significativo gli stadi iniziali della infezione da SARS-CoV-2.

Pubblicato come preprint su Zenodo.

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TERAPIA

 

​Il desiderio di trovare prove dove ci siano soltanto caso e coincidenze, la rinuncia ad     accettare l’incertezza e la tendenza a considerare più credibili informazioni che         avvallano ipotesi preconcette espongono ricercatori e medici a errori cognitivi, responsabili, tra gli altri, dell’allarme scattato ai primi di marzo sulla potenziale pericolosità delle terapie anti-ipertensive con ACE inibitori. Studi successivi non hanno trovato alcuna correlazione tra l’uso di questi farmaci e l’infezione o la sua evoluzione. É inoltre emersa la probabilità che gli ACE inibitori abbiano un ruolo protettivo nei pazienti con Covid-19, alla luce del ruolo che ACE2, enzima recettore del virus, svolge nel sistema renina-angiotensina (azione antiinfiammatoria, vasodilatatrice e cardioprotettiva). La maggior gravità dell’infezione nei cardiopatici è associata a bassi livelli di ACE2, mentre gli ACE inibitori inducono l’espressione dell’enzima. É dimostrato inoltre che in topi privi del gene che codifica per ACE2 il danno polmonare si estende più rapidamente. Sono in corso sperimentazioni cliniche per valutare il ruolo di ACE inibitori nel rischio di ricovero e di morte di un vasto numero di pazienti ipertesi malati di Covid-19.        

Lo scopo di questo articolo è di elaborare  e convalidare un punteggio di gravità della malattia dei pazienti affetti da COVID-19 così da ottimizzare alla loro accettazione nelle Unità di Pronto soccorso sia la terapia sia l’impiego delle risorse disponibili. L’analisi retrospettiva ha coinvolto 19 ospedali cinesi. La coorte esaminata include 1.590 pazienti la cui età media è di 48,9 anni di cui 904 sono di sesso maschile. Dei 72 indicatori presi inizialmente in considerazione ,10 variabili sono risultate indipendenti e predittive di rischio, quindi usate per un suo punteggio: radiografia del polmone (rapporto causale, ovvero probabilità di malattia dipendente dalla variabile rispetto alla probabilità di malattia che non dipende da quella variabile, uguale a 3,39), età (1,03), emottisi (4,53) , dispnea (1,88), incoscienza (4,71), numero di altre patologie (1,60), tumori pregressi (4,07), rapporto neutrofili-linfociti (1,06), lattato deidrogenasi (1,002), bilirubina diretta (1,06). Dal valore di tali variabili si può calcolare gratuitamente il punteggio di rischio dal sito disponibile on line cliccando qui.

L’articolo annuncia la proposta di un programma di collaborazione tra governo/i, industria/e e istituzioni di ricerca, finalizzata alla produzione e alla distribuzione di un vaccino anti-Covid-19 efficace e sicuro. Denominata ACTIV (Accelerating COVID-19 Therapeutic Intervention and Vaccines) la proposta è stata fatta dal NIH (National Institutes of Health) degli Stati Uniti. Sono descritti i temi su cui saranno necessarie decisioni concordate, tra cui: a) la costruzione di antigeni capaci di generare anticorpi funzionalmente efficaci; b) le modalità di reclutamento per le sperimentazioni cliniche; c) la durata della immunità clinica e sierologica; d) l’armonizzazione dei protocolli di valutazione; e) la condivisione dei risultati, delle nuove tecnologie e dei costi che saranno necessari a sostenere la produzione del/i nuovo/i vaccino/i.

​Si stanno avviando studi nazionali e locali sull'impiego, nei pazienti con Covid-19, della “plasmaterapia”, che consiste nell'infusione di plasma di soggetti guariti, contenente anticorpi specifici contro il virus. Questa pratica clinica è già stata utilizzata per il trattamento di numerose malattie causate da virus. Il suo impiego per la terapia di Covid-19 ha prodotto risultati non chiari, e, in pazienti molto gravi, ha evidenziato un blocco della replicazione virale, ma non effetti terapeutici. Le perplessità riguardano: la concentrazione variabile di anticorpi neutralizzanti, la possibilità di eventi avversi, il problema della definizione di “donatore guarito”. Tuttavia, a fine aprile 2020, 2100 ospedali degli Stati Uniti si sono registrati per poter infondere la plasmaterapia, arruolando quasi 6000 pazienti.

Sono descritti i risultati di una sperimentazione che utilizza la combinazione di tre farmaci, interferon beta-1b, lopinavir-ritonavir ( un inibitore di proteasi più un inibitore di cyt-P450 che rallenta il catabolismo del primo)e ribavirina (analogo del nucleoside guanosina, che induce errori nella trascrizione del genoma virale). Il trattamento, se confrontato con la sola somministrazione di lopinavir-ritonavir: 1) elimina la presenza del virus nei diversi tamponi e nelle feci; 2) sopprime l’aumento di interleuchina-6; 3) allevia i sintomi e ha effetti collaterali molto limitati; 4) diminuisce il tempo di degenza; 4) riduce in modo molto significativo la diffusione dell’infezione da parte dei pazienti.

​Poiché un vaccino anti Covid-19 non è attualmente disponibile, l’articolo descrive i farmaci che sono o possono oggi diventare utili per la terapia dei pazienti con Covid-19. Illustra in particolare: 1) il ruolo di Remdesivir, primo farmaco anti-Covid-19 approvato dalla FDA, il suo meccanismo d’azione (analogo di ATP, inibisce la RNA polimerasi del coronavirus), i risultati della sperimentazione. Cita inoltre l’efficacia di un altro analogo nucleotidico (NHC) efficace contro virus mutati resistenti a Remdesivir; 2) gli inibitori delle proteasi (i.e. TMPRSS2) della cellula ospite; 3) un anticorpo monoclonale che agisce contro l’interleuchina 6; 4) la clorochina e l’idrossiclorochina e le 30 sperimentazioni internazionali oggi in corso sui due farmaci; 5) il plasma iperimmune , strategia che utilizza l’intero pool anticorpale di pazienti convalescenti o guariti; 6) l’ivermectina, antiparassitario ad attività antivirale per cui è previsto l’inizio di un trial.

Il disegno di questa sperimentazione clinica è analogo a quello descritto tra le pubblicazioni interessanti (qua sotto) The Current and Future State of Vaccines, Antivirals and Gene Therapies Against Emerging Coronaviruses con la differenza che il numero di pazienti ammonta a 1.063 e sono stati ricoverati in diversi ospedali degli Stati Uniti. La sperimentazioni clinica controllata è conosciuta con la denominazione Adaptive COVID-19 Treatment Trial (ACTT), ed ebbe inizio il 21 febbraio. Una Commissione di monitoraggio (DSMB), indipendente dai ricercatori coinvolti nella raccolta ed elaborazione dei dati, è stata incaricata di un’analisi preliminare della sperimentazione e nella sua riunione del 27 aprile, in attesa della pubblicazione di uno specifico Rapporto, ha reso noto che:  (1) i pazienti trattati con remdesivir vengono dimessi dall'ospedale entro un tempo minore (del 31%) rispetto a quelli non trattati: più esattamente un tempo medio di 11 giorni nei pazienti trattati con remdesivir e di 15 giorni nei pazienti non trattati la cui differenza è statisticamente significativa; (2) anche la mortalità sembra differenziare i due gruppi: un tasso dell’8% nel gruppo trattato con remdesivir e del 11,6% nel gruppo non trattato. La differenza va nella direzione di un beneficio del trattamento ma non è statisticamente significativa.

Si tratta della prima sperimentazione clinica controllata sull'effetto terapeutico del farmaco antivirale remdesivir su 237 pazienti gravemente infetti da COVID-19 ricoverati in 10 ospedali di Hubei, in Cina. Nell'arco di tempo compreso tra il 6 febbraio e il 12 marzo 2020, 158 pazienti sono stati assegnati casualmente al gruppo trattato con il farmaco remdesivir e 79 al gruppo non trattato con tale farmaco (placebo). Il trattamento con remdesivir non è stato associato a una differenza statisticamente significativa dei tempi di miglioramento clinico. Tuttavia anche se non statisticamente significativo, la velocità con cui i pazienti trattati con remdesivir sono clinicamente migliorati è stata maggiore di quella dei pazienti non trattati. Lo studio conclude che non risultano benefici clinici statisticamente significativi causati dalla terapia mediante remdesivir. Tuttavia la riduzione dei tempi di guarigione in coloro che sono trattati, soprattutto nella fase iniziale dell'infezione, richiede una sperimentazione clinica controllata con campioni di maggiori dimensioni .

  • Longping V. Tse, Rita M. Meganck, Rachel L. Graham and Ralph S. Baric ,

The Current and Future State of Vaccines, Antivirals and Gene Therapies Against Emerging Coronaviruses (24.04.2020)

Più di 1.650 articoli sul COVID-19 sono già elencati in databases quali Google Scholar, con un aggiornamento quotidiano di circa 12 pubblicazioni. Il registro ClinicalTrials.gov elenca più di 460 sperimentazioni cliniche in corso sul COVID-19, la maggior parte delle quali sono ancora in uno stadio iniziale. Gli approcci sperimentali sono diversi e questa pubblicazione, diretta anche a non specialisti, passa in rassegna in modo sistematico le possibili strategie cliniche che sono state adottate nei confronti non solo dei coronavirus ma anche di ceppi ancora sconosciuti che potranno emergere in futuro. Gli Autori propongono che, in attesa della prevenzione mediante il vaccino, gli approcci terapeutici più promettenti e rapidamente disponibili siano quelli mediante farmaci antivirali quali il remdesivir  e la terapia genica.

La grave sindrome respiratoria acuta causata da Covid-19 coinvolge il ruolo di ACE2, enzima che fisiologicamente controlla il sistema renina-angiotensina-aldosterone (RAAS) producendo un importante vasodilatatore, ed è il recettore funzionale di Covid-19.Gli inibitori di ACE, enzima che regola la sintesi di un potente vasocostrittore (Ang II), e gli inibitori del recettore di Ang II sono tra i farmaci più usati. Studi preclinici suggeriscono che i RAAS-inibitori aumentano l’espressione di ACE2, ma non ci sono dati su pazienti affetti da Covid-19, mentre sono in corso sperimentazioni cliniche sulla sicurezza ed efficacia dei modulatori di RAAS, tra cui ACE2 ricombinante umana. È consigliato continuare ad usare farmaci inibitori di RAAS in pazienti a rischio o affetti da Covid-19.

Il contributo è allegato alla newsletter n. 4 (Aprile 2020) inviata ai Soci dell’Accademia di Medicina di Torino. Si tratta di un'interessante ipotesi sul possibile ruolo della vitamina D nella pandemia da COVID-19. Come la stessa lettera riporta, non sono mancate alcune critiche al contributo, generate dall’averlo considerato erroneamente un lavoro scientifico. In realtà è uno strumento informativo che, insieme alle ben note misure terapeutiche e preventive, potrebbe essere utile per contribuire a sconfiggere l’infezione. Fornisce uno stimolante contributo di conoscenza che anima il dibattito scientifico su un problema di scottante attualità.

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FATTORI PREDISPONENTI

Il documento sottolinea che una proporzione significativa di infezioni materne può essere asintomatica, il che rende difficile stimare la reale prevalenza della condizione e compromette la possibilità di garantire percorsi protetti.
É affrontato il tema della trasmissione verticale dell’infezione, che, a oggi, non è stata dimostrata e il rischio di trasmissione in caso di procedure invasive che prevedano un accesso transplacentare.
É presentata una revisione narrativa di 13 studi su modalità del parto,trasmissione verticale, esiti neonatali in donne positive a Covid-19.
Sono descritte le raccomandazioni agli anestesisti che assistono le donne egli indirizzi diversi sul contatto madre-bambino dopo la nascita, sul rooming e sull’allattamento in madri sospette o confermate Covid-19.

Le statistiche rilevate nel mondo evidenziano che l’infezione da Covid-19 produce effetti diversi nelle donne e negli uomini, in termini di percentuale dei contagi e tasso di letalità.
I dati italiani confermano, con un rapporto di circa 3:1 a vantaggio delle donne.
Le ipotesi avanzate: a) generali: abitudini di vita, fattori di rischio e risposte immunitarie diverse; b) di possibile meccanismo: Covid-19 entra nella cellula attraverso il legame con ACE2 (che viene demolito), enzima che protegge il polmone da vasocostrizione, infiammazione e stress. Gli estrogeni aumentano l’espressione di ACE2. L’ipotesi di maggior espressione di ACE2 nei polmoni delle donne è compatibile anche con l’osservazione che l’enzima è codificato in regioni del cromosoma X che sfuggono all’inattivazione di uno dei due X.

In questo saggio Gaël Giraud, economista, gesuita, che è stato chief economist all’Agence Française de Développement, sostiene senza mezzi termini che la catastrofe della pandemia Covid-19 è stata causata dalla privatizzazione della sanità. Il difetto nel nostro sistema economico ora rivelato dalla pandemia è  purtroppo semplice: «se una persona infetta è in grado di infettarne molte altre in pochi giorni e se la malattia ha una mortalità significativa, come nel caso di Covid-19, nessun sistema economico può sopravvivere senza una sanità pubblica forte e adeguata». La lezione che percorre tutto il saggio è quindi che non può esistere un capitalismo efficiente senza un forte sistema di servizi pubblici: occorre riconvertire la produzione, regolare i mercati finanziari; ripensare gli standard contabili, al fine di migliorare la resilienza dei nostri sistemi di produzione; lanciare un grande piano di risanamento per la reindustrializzazione ecologica e la conversione massiccia alle energie rinnovabili. 

Mentre non è stata trovata una associazione statisticamente significativa di ACE2 con la gravità della malattia ed effetti diversi nelle donne e negli uomini nel campione italiano esaminato, la proteasi TMPRSS2 è di particolare interesse. Non solo esistono delle varianti, ma la sua espressione è modulata da ormoni maschili, e ciò potrebbe essere collegato alla maggior gravità della COVID-19 nei maschi.

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STRATEGIE PER IL CONTENIMENTO DELL'INFEZIONE

Si tratta di un post del blog di Erin Bromage, professore di biologia all'Università del Massachusetts di Dartmouth, specializzato in immunologia. Da quando è stato pubblicato, il 6 maggio, è stato visto più di tredici milioni di volte e lo si propone per la sua concretezza e la sua scrittura molto chiara: un esempio non molto frequente di ottima divulgazione e comunicazione rivolta a un pubblico di non specialisti.

Come è noto l’epidemia da COVID-19 si è diffusa in Cina molto velocemente e al fine di rallentare il processo epidemico e di prevenire ulteriori diffusioni da focolai secondari sono state adottati interventi severi prescrivendo regole di comportamento, protocolli clinici e interventi politici molto restrittivi. Questa pubblicazione esamina i dati reali di mobilità dalla città di Wuhan nella provincia di Hubei documentando i viaggi delle persone infette dal virus per identificare il ruolo dell’importazione di casi nelle città cinesi e per accertare l’impatto delle misure di contenimento. L’implementazione di tali misure ha fatto sì che i tassi di crescita della diffusione della pandemia siano diminuite nella maggior parte delle località esaminate, anche se sono stati identificati ancora focolai locali di trasmissione del contagio fuori Wuhan. Lo studio dimostra che le misure di controllo adottate in Cina hanno effettivamente frenato la diffusione di COVID-19 .

La valutazione dell’efficacia delle misure adottate in tutto il mondo per limitare la diffusione del coronavirus è una delle questioni più urgenti che impegnandosi in uno sforzo multidisciplinare gli scienziati devono affrontare. La speranza dei ricercatori sarebbe quella di predire con una certa accuratezza quale potrebbe essere l’influenza dell’addizione o sottrazione di una delle numerose misure di controllo attualmente adottate per contenere i tassi di trasmissione e di infezione del virus. Questa informazione sarà essenziale per disegnare strategie di ritorno della vita quotidiana alla normalità da parte dei governi, così da mantenere un livello dell’infezione ragionevolmente basso ed impedirne seconde ondate. Questo editoriale su Nature esamina modelli e progetti di piattaforme diversi, ma, come ogni ricerca di associazioni tra cause ed effetti, costituisce una sfida resa ancor più difficile in parte perché le circostanze differiscono da nazione a nazione, in parte perché vi è molta incertezza sulle reazioni individuali ad una regolamentazione.

L’articolo si chiede come mai a Napoli il virus ha colpito meno che altrove ed è combattuto meglio che altrove: in città non vi sono stati decessi e in Campania meno della metà che in Lombardia. Concatenando una serie di interviste viene sviluppata una serie di risposte: “la Campania va avanti come un treno, l’unico non “bloccato” dal Presidente della Regione De Luca” che con la sua task force ha curato i minimi dettagli della gestione sanitaria, come se fosse un piano di battaglia. La pubblica amministrazione, la comunità scientifica, le imprese locali, le associazioni di categoria, il volontariato hanno lavorato sinergicamente senza far prevalere un’esigenza sull'altra. “Questo è il compito della politica” conclude l’autrice che, salutando l’ultima persona intervistata, annota: “La piazza e le strade sono deserte. I napoletani sono disciplinati. L’ultimo ossimoro ”di Napoli città degli ossimori, dove l’impossibile diventa possibile".

In risposta alla pandemia, la Lombardia ha scelto un approccio basato principalmente sulla sua rete di servizi clinici, mentre il Veneto ha fatto leva su una più solida rete sanitaria pubblica e sull’integrazione locale dei servizi. Sono descritte le caratteristiche demografiche e dei due sistemi sanitari, e la natura degli interventi praticati. Il confronto tra i due approcci è riassunto in una tabella. Il tasso di casi, il tasso di mortalità e le infezioni degli operatori sanitari sono stati notevolmente inferiori in Veneto rispetto alla Lombardia. L’organizzazione del sistema sanitario e la solidità dell’infrastruttura sanitaria pubblica sembrano aver avuto un ruolo importante nelle differenze di esiti finora osservate tra le due regioni.

Quali sono le motivazioni per indossare, in pubblico, una mascherina per ridurre le probabilità di contagio? L'articolo commenta la pubblicazione di un lavoro sperimentale originale (P Anfinrud, CE Bax, V Stadnytskyi, A Bax Visualizing speech-generated oral fluid droplets with laser light scattering, pubblicato su New Engl J Med, 2020 April 15). 

Molto interessante il  breve filmato che illustra molto bene attraverso un semplice esperimento la possibilità di diffusione del COVID attraverso le goccioline di saliva emesse semplicemente parlando.

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PREPARARSI ALLE EPIDEMIE: I DATI E LA LORO COMUNICAZIONE

L’articolo discute e sviluppa gli argomenti introdotti da Donato Greco inLa scarsa “intelligence” dell’Imperial e di altri modelliLa disponibilità di modelli epidemiologici e un loro impiego coordinato può fornire indicazioni preziose e guidare i politici nelle scelte da prendere per la Fase 2. Schematicamente, le condizioni che massimizzano l'utilità dei modelli ai fini decisionali includono: (1) la chiara e dettagliata leggibilità delle procedure e algoritmi impiegati nella costruzione di tutte le parti del modello e nella sua applicazione per produrre le stime predittive; (2) la molteplicità di modelli che hanno queste caratteristiche; (3) il loro confronto entro un processo collaborativo inteso non tanto a raggiungere un risultato comune o un “compromesso” tra diverse stime, quanto a discutere e verificare la validità e i limiti di ciascun modello; (4) una garanzia che modelli e stime vengano valutati per i loro meriti e non con argomenti “ad personam” nei riguardi dei loro autori.

Il modello discusso è quello prodotto dall'Imperial College COVID-19 Response Team del 4 maggio. Il modello prevedeva in Italia 283mila decessi applicando, come è stato fatto, il più rigido lockdown. In realtà si sono verificate circa un decimo delle stime dell'Imperial College. Analogamente le stime per il Regno Unito e gli USA erano, nello scenario migliore, circa dieci volte quello che è stato osservato. L’Autore esamina le assunzioni inesatte su cui si è basato il modello, soprattutto la differenza del pattern epidemiologico tra Lombardia, le altre regioni del Nord e il resto dell’Italia, tre epidemie con incidenza e mortalità diverse. La sorveglianza delle malattie, l’esperienza delle precedenti epidemie, la sistematica raccolta di dati ed esperienze costituiscono un bagaglio informativo ricco e talvolta contradditorio che va  interpretato con rigore ed equilibrio per non comunicare inutili paure

Per controllare l’epidemia, il governo italiano ha imposto una serie di interventi non-farmacologici, tra cui la chiusura di scuole ed università, il distanziamento sociale e la quarantena, il divieto di assembramenti pubblici e di spostamenti non essenziali. 
In questo Rapporto, il gruppo di ricercatori del Department of Infectious Disease Epidemiology dell’Imperial College di Londra guidato da Neil Ferguson ha elaborato diversi modelli sui possibili effetti sulla trasmissione del contagio di interventi non-farmacologici utilizzando dati reali della mobilità media in diverse regioni italiane. In previsione della “fase 2”, vengono considerati tre scenari per 8 settimane: uno scenario in cui la mobilità rimane la stessa della “fase 1”, uno scenario in cui la mobilità ritorna al 20% dei livelli pre-fase 1 (prima della quarantena), uno scenario in cui la mobilità ritorna al 40% dei livelli pre-fase 1. Gli scenari esplorati non presuppongono la riduzione di trasmissione tramite il tracciamento dei contatti, i test e l’isolamento di casi confermati o sospetti. Per questo motivo le stime sono proiezioni pessimistiche. Si trova che, in assenza di ulteriori interventi, anche un ritorno del 20% ai livelli di mobilità pre-fase 1 potrebbe causare un aumento dei decessi molto maggiore di quanto si sia verificato nell'attuale ondata in diverse regioni. In conclusione si suggerisce che sia la trasmissione di SARS-CoV-2, che la mobilità devono essere monitorate attentamente nelle settimane e nei mesi a venire per ridurre il rischio di ripresa della trasmissione.È tuttavia opportuno ricordare che i Rapporti dell’Imperial College non sono nuovi a previsioni apocalittiche. Nel 2001, in piena epidemia da mucca pazza, Ferguson pubblicò uno studio in base al quale preconizzava che il morbo avrebbe ucciso 50 mila persone. In realtà per il fatto che la malattia colpiva alcune specie più di altre la «mucca pazza» aveva fatto in Gran Bretagna solo 177 vittime. Di qui l’esigenza di una comunicazione scientifica più attenta ad una equilibrata rassegna dei modelli simulati. L’affermazione che nell'ipotesi più pessimista le aperture della fase 2 potrebbero causare in Italia 23 mila morti in poche settimane è certamente una ammonizione importante per la paura che incute, ma non sempre la paura è buona consigliera ed è più che ragionevole la possibilità che tale previsione sia poco probabile.

Sul sito GSAID (Global initiative on Sharing All Influenza Data) si legge che attualmente vi sono archiviate 1249 sequenze del virus SARS-Cov-2 e che il numero sta rapidamente crescendo con la diffusione della pandemia da Covid-19. I ricercatori condividono i risultati dei loro studi anche ricorrendo a piattaforme che le pubblicano in forma di preprint (medRxiv o bioRxiv) perciò senza peer-review per comunicarli il più rapidamente possibile. La velocità con cui questi dati “open” si stanno diffondendo globalmente dimostra quanto sia importante per la comunità scientifica l’accesso immediato e trasparente dei dati prodotti (“open access” e “open data”). In questo editoriale della rivista Genome Biology l’Autrice discute e argomenta la necessità che tutti i dati sui quali si basano le conclusioni delle ricerche descritte in un articolo scientifico dovrebbero essere disponibili in una banca dati sulla cui sicurezza e norme di libero accesso vi sia il consenso e il riconoscimento della comunità scientifica interessata.

In questo articolo pubblicato sul quotidiano Alto Adige il giornalista Mauro Fattor  interroga l’immunologo Guido Forni, lo specialista di Radiodiagnostica e di sanità pubblica Ottavio Davini, Direttore Sanitario dell’ ospedale Molinette di Torino nel quinquennio 2006-2011, e Gabriele De Luca, ricercatore dell’Istituto di Fisica dell’Università di Zurigo, coautore di uno studio statistico sull'”anomalia” italiana (dal titolo: The Covid-19 infection in Italy: a statistical study of an abnormally severe disease) sulle ragioni per cui il Covid-19 ha colpito così duramente l’Italia.
Perché i tassi di letalità sono così alti se messi a confronto con quelli di altri Paesi, la Germania in primo luogo? Da che cosa dipende? In questi giorni la domanda si fa sempre più accesa con toni non sempre benevoli anche sui media. In questo genere di discussioni si corre inevitabilmente il rischio di risultare superficiali. L’articolo evita tale rischio, è molto accurato e cerca di capire e di rispettare con equilibrio la complessità di una situazione eccezionale come questa pandemia. 

La “pandemia della disinformazione” sul COVID-19 si è notevolmente diffusa nei mesi recenti, accompagnata da proteste di legittimità scientifica che sostengono e ribadiscono notizie false e infondate. Gli autori, professori di logica e filosofia all'Università di Irvine (California)  analizzano diversi aspetti del fenomeno: 1) la correzione di errori fa parte del metodo scientifico, che conosce bene l’incertezza legata alla creazione di nuova conoscenza; 2) il ritiro di pubblicazioni scientifiche è frequente, anche se spesso sono citate e ritenute valide per lungo tempo; 3) le correzioni e le smentite hanno scarso successo sui temi COVID-19, e gli autori citano esempi molto chiari e discutono le possibili cause ( la rapida diffusione sui social media crea inevitabilmente information zombies) ; 4) le risposte ai dubbi e alle incertezze su COVID-19, che evolvono rapidamente, devono venire da fonti scientifiche autorevoli.

L’editoriale, pubblicato sul The New England Journal of Medicine e corredato da una bibliografia aggiornata di una quarantina di pubblicazioni, riassume in sei raccomandazioni una strategia razionale su come operare in una situazione di pandemia da affrontare con risorse mediche insufficienti. All’editoriale è associato un ampio forum di opinioni.

Articolo pubblicato su The Lancet, in cui si  descrive la diffusione  della  “sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS)” causata da coronavirus 2 (SARS-CoV-2) in Italia alla data del 12 marzo 2020. 

  • Andamento della Mortalità Giornaliera (SiSMG) nelle città italiane in relazione all’epidemia di Covid-19. Primo Rapporto 1 Febbraio - 21 Marzo, a cura di Marina Davoli, Francesca de Donato, Manuela De Sario, Paola Michelozzi, Fiammetta Noccioli, Daniela Orrù, Pasqualino Rossi, Matteo Scortichini.  

L’interesse di questa pubblicazione (segnalataci dal Prof. Benedetto Terracini) sta nella Tabella 1 che confronta la mortalità dovuta alla pandemia (anche se i dati non sono aggiornati) con quella degli anni precedenti in 16 città italiane. Al momento è l’unica pubblicazione che analizza il problema in modo rigoroso

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PANDEMIA E SALTO DI SPECIE (SPILLOVER)

 

Il superamento della barriera di specie (spillover) di molti virus ha luogo grazie alle mutazioni del proprio genoma che permettono un adattamento facile a nuove specie e successo riproduttivo. L'articolo descrive i serbatoi e i vettori principali di virus responsabili di spillover, i luoghi ideali per un salto di specie e i meccanismi della trasmissibilità uomo-uomo. Sono citati 17 eventi spillover conosciuti, disposti in ordine cronologico a partire dal 1879 e i motivi della sempre maggiore frequenza (incremento della popolazione umana, aumento della necessità delle risorse, inquinamento ambientale, cambiamento climatico, alterazione dell’ecosistema). I salti di specie sono “occasioni” offerte dall'uomo e colte dai virus per moltiplicarsi e diffondersi in nuove popolazioni.

La pandemia da Covid-19 ha ingiustamente demonizzato i pipistrelli, che in alcune regioni sono stati catturati e bruciati in massa. L’analisi di tutti gli articoli scientifici che contenevano le parole “bat” e “virus” ha rivelato che nel 62% dei casi la trasmissione del patogeno dai pipistrelli all’uomo è ipotizzata, ma non dimostrata; il 70% degli studi non riporta la proporzione di pipistrelli infetti. Pochi sanno che i pipistrelli sono fondamentali per gli ecosistemi: fungono da impollinatori, favoriscono la dispersione dei semi, si nutrono di un’ampia varietà di specie di insetti nocive per l’agricoltura e la loro presenza consente di ridurre l’utilizzo di pesticidi. Attirati in aree agricole grazie alle bat box, hanno abbassato di circa il 70% l’utilizzo di trattamenti antiparassitari nelle risaie.

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PANDEMIA E AMBIENTE 

 

L’articolo descrive il contenuto di un “position paper” pubblicato su un sito web, in cui gli autori hanno proposto l’esistenza di una relazione diretta tra il numero di casi di COVID-19 e lo stato di inquinamento da PM10 dei territori, significativa nelle regioni del Nord Italia maggiormente inquinate. Anche se tali risultati sono stati descritti come preliminari, è passato il messaggio che il particolato trasporta il virus. L’articolo sottolinea che la metodologia adottata per cercare la correlazione appare molto discutibile e si può sostenere con sicurezza che la relazione diretta proposta dal “position paper” tra presenza di PM10 e diffusione del Coronavirus non ha alcun supporto nei dati. L’articolo discute inoltre il comunicato stampa degli stessi autori sulla presenza di Coronavirus (in realtà di tracce del suo RNA) sul particolato atmosferico: possibile “indicatore “ precoce (a detta degli autori) di future recidive dell’epidemia da Covid-19.

Il documento riferisce sui contributi, diffusi on-line, che presentano analisi di dati sulla relazione tra livelli di inquinamento atmosferico ed epidemia di Covid-19 e sottolineano gli effetti del particolato fine (PM) sulla diffusione della epidemia.
Gli Autori discutono metodologie e risultati di ricercatori italiani e stranieri,sottolineando che la comprensione del tipo e dell’entità dell'associazione tra inquinamento e Covid-19 è un'importante domanda di ricerca che esige risposte adeguate.
Il principale quesito a cui dare risposta è: “ Può l’esposizione all’inquinamento atmosferico, sia cronica sia acuta, avere un effetto sulla probabilità di contagio, la comparsa dei sintomi e il decorso della malattia del coronavirus causata dalla SARS-CoV-2?”.  E’ necessario promuovere collaborazioni di molte discipline, e restare vigili sulla possibilità che consolidate leggi e norme di protezione ambientale siano rimosse in nome della emergenza.

Simona Re, Angelo Facchini, Natascia Brondino, Federico Grazzini, Giorgio Vacchiano, Luca Carra, Inquinamento atmosferico e coronavirus: chi cerca trova.  (03.04.2020)

Poiché l’esposizione ad alte concentrazioni di particolato atmosferico (PM, soprattutto PM2.5) può giocare un ruolo importante nella suscettibilità e nella prognosi delle infezioni respiratorie, l’articolo esamina la possibilità che: l’esposizione agli inquinanti atmosferici possa aumentare il potenziale infettivo di COVID-19;  il particolato atmosferico possa essere un possibile veicolo del virus;  il particolato possa avere un ruolo rilevante nell'aumento della antibiotico-resistenza di batteri co-responsabili dei decessi da COVID-19.

CoV-2 ha trovato nella specie umana una popolazione recettiva in grado di permettergli una efficiente trasmissione intraspecifica. Il documento riporta che l’elevata circolazione del virus tra gli umani sembra però non risparmiare, in alcune occasioni, gli animali che condividono con l’uomo l’ambiente domestico. Al 2 aprile 2020 (800.000 casi nel mondo di Covid-2) ,sono 4 i casi documentati di animali positivi, 2 cani e un gatto a Hong Kong e un gatto in Belgio: origine dell’infezione è la malattia dei proprietari. Risultati di studi sperimentali confermano la suscettibilità del gatto, del furetto e, in misura minore, del cane, con evoluzione asintomatica o in malattia vera e propria. Informazioni su segnali di comparsa della malattia gestione sanitaria degli animali di proprietà di pazienti affetti da COVID-19.

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ALTRE COSE INTERESSANTI DALLA RETE

Un ciclo di interventi video dalla comunità di ricercatori affluenti al Collegio Carlo Alberto di Torino, tra cui i nostri Soci Vladimiro Zagrebelsky e Mario Deaglio, su un tema comune, il COVID-19 e gli effetti e i mutamenti che esso provocherà sull'economia, sulla popolazione e sulla società.

Sofia, studentessa del Liceo Classico Manzoni di Milano, intervista Alessandro Manzoni sugli eventi accaduti al tempo della peste di Milano (1630) : l’iniziale sottovalutazione e la successiva presa di coscienza dell’effettiva gravità della situazione, il timore del pericolo derivante dalla folla e dagli “untori”, l’isolamento per sospetto e per terrore, il lazzaretto e il dolore di cari perduti, la misericordia e la pietà di molti, i medicinali “miracolosi”. Alla domanda di Sofia: “…al passar dei secoli le cose non sono cambiate poi tanto, non trova?”, Manzoni risponde: “Non sempre ciò che vien dopo è progresso.”