Gli intellettuali e la Grande Guerra

A cura di Massimo Mori, Il Mulino, Bologna 2019

 

Anche se nell’aria, la prima guerra mondiale scoppiò improvvisa. Conseguenza di eventi fortuiti e di decisioni politiche prese senza la consapevolezza della loro portata. Ma la responsabilità degli intellettuali non fu inferiore a quella dei politici. Le loro giustificazioni teoriche del conflitto infiammarono gli animi non meno degli appelli alle armi dei governi. Per i tedeschi si trattava di una guerra per la sopravvivenza della Germania e per la difesa di un’autentica Kultur contro la superficiale Zivilisation occidentale. Per i francesi e gli inglesi, di combattere la “barbarie” germanica. Per gli italiani, di mettere a prova la loro consistenza nazionale. Per tutti, di gettarsi alle spalle una pace troppo lunga con una guerra rigeneratrice. 

Il volume analizza queste teorie sia considerando i singoli ambiti culturali (austro-tedesco, francese, italiano, anglosassone) sia concentrandosi sugli intellettuali più rappresentativi per ciascuna area (Thomas Mann, Henri Bergson, Giovanni Gentile e Benedetto Croce e, unica eccezione pacifista, Bertrand Russell).

Gli intellettuali e la Grande Guerra