ARISTOTELE

La "città auspicabile" di Aristotele: un'utopia realistica?

Il 1° aprile, alle ore 17.00, il Prof. Lucio Bertelli (Università di Torino) terrà l'ultima conferenza de I Mercoledì dell'Accademia 2020

 

Abstract. Nel II libro della Politica Aristotele, confrontandosi con le città ideali (aristai politeiai) di Platone, Falea di Calcedone ed Ippodamo di Mileto, ha definito i limiti entro cui una costituzione perfetta può essere proponibile: innanzi tutto la coerenza delle misure proposte per edificarla con la natura della polis e con le tendenze naturali dell’uomo, comprese le necessità materiali, in secondo luogo la loro congruenza reciproca. Nell’enunciazione dei campi pertinenti alla “scienza politica” all’inizio del IV libro della Politica al primo posto si pone la ricerca della “costituzione migliore”, condizionata all’assenza di impedimenti esterni e al fatto che la sua realizzazione è dichiarata “ quasi impossibile per molti”. I libri VII-VIII sono la risposta di Aristotele a questo compito della politica: noi ci occuperemo solo dei primi 15 capitoli del libro VII dove viene disegnata la “città secondo gli auspici”: in questa sezione del libro si alternano parti teoriche (capitoli 1-3, 13-15) in cui si definiscono gli scopi della città perfetta, riassunti nell’obiettivo della felicità ottenuta praticando un genere di vita virtuoso secondo “la virtù pratica”, e le qualità che dovranno possedere i futuri cittadini per realizzare questo scopo; e parti “empiriche” o fattuali (capitoli 4-12) in cui Aristotele descrive i requisiti materiali necessari alla “città auspicabile” per garantire un buon governo e la felicità dei cittadini. La risposta al quesito iniziale se la “città auspicabile” sia realistica o meno, dipende dalla valutazione dell’equilibrio e della coerenza di queste due “anime” del libro VII, quella teorica e quella empirica-fattuale.

 

Sala dei Mappamondi, ingresso da Via Accademia delle Scienze 6

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