Diritti umani Manes

Legalità penale, diritto al giudice, equità del processo

Vittorio Manes (Università di Bologna)

15 aprile 2021, ore 17.30

Première YouTube sul canale dell'Accademia delle Scienze,
quinta conferenza del ciclo Europa e Diritti umani

Vittorio Manes è Professore ordinario di Diritto penale dell'economia e Istituzioni di diritto penale e docente presso la Scuola di specializzazione per le professioni legali dell'Università di Bologna. Dall'ottobre 2010 al dicembre 2014 è stato collaboratore presso il Servizio studi della Corte costituzionaleÈ stato membro della Commissione di studio - istituita presso il Ministero della Giustizia - per elaborare proposte in tema di revisione del sistema sanzionatorio e per dare attuazione alla legge delega 28 aprile 2014 n. 67, in materia di pene detentive non carcerarie e depenalizzazione.

 

Abstract. Le garanzie fondamentali in materia penale - frutto di una sedimentazione secolare che rimanda al “modello penale liberale” - sono fissate, pur con intensità e vincolatività differente, in diverse carte dei diritti, a livello domestico (la Costituzione) come a livello sovranazionale (la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea).

Nonostante ciò, esse appaiono - oggi come mai -  messe in discussione, in balia delle folate del populismo penale. Più in generale, in un discorso pubblico – e mediatico - sempre più contaminato da accenti giustizialisti, l’intimo significato e il valore primordiale delle garanzie penalistiche è spesso misconosciuto, frainteso e vilipeso, anche perché non risulta di agevole comprensione ai profani, e la funzione di garanzia che le ispira può persino apparire - talvolta - “controintuitiva” (basti pensare, oggi, all’in dubio pro reo).

Tuttavia, il principio di legalità e i suoi corollari, l’equo processo e la presunzione di innocenza, il diritto al giudice e l’accesso alla giustizia - ad un processo “giusto” e di durata ragionevole - rappresentano i cardini dello Stato di diritto: limitazioni al potere sovrano, secondo le cadenze della rule of law, ed al contempo protezione degli individui contro l’arbitrio punitivo dello Stato, così come contro il rischio - sempre elevato - di possibili errori giudiziari.

La loro salvaguardia, dunque, è salvaguardia della “civiltà del diritto”, ed argine contro la barbarie.