Il lamarckismo

Franco Andrea Bonelli affrontò il problema più generale della natura della specie, consapevole della notevole variabilità morfologica esistente al suo interno.

Egli era convinto che la natura è variabile nelle sue produzioni e feconda in forme nuove. Conobbe Cuvier e Lamarck a Parigi e venne fortemente influenzato dalle idee lamarckiane sulla trasformazione delle specie animali per effetto dei fattori ambientali.

Dalla cattedra di Zoologia, egli divulgò le idee di Lamarck, nuove rispetto al modo di pensare corrente, soprattutto dal 1811 al 1814, sfruttando il clima di libertà portato dalla dominazione francese in Piemonte. Dopo la Restaurazione continuò a insistere sulla variabilità delle specie, sull’incostanza dei caratteri specifici e generici, con l’accortezza diplomatica di precisare che ciò che egli insegnava era in perfetta armonia con la Genesi.

Bonelli ebbe un’influenza importante su un’intera generazione di naturalisti piemontesi e la sua eredità intellettuale è testimoniata, dieci anni prima della pubblicazione dell’Origine delle specie, dal suo allievo Vittore Ghiliani (1812-1878), assistente del Museo zoologico di Torino.

Questi, osservando una serie di insetti concludeva:

«in natura non vi sono specie (definite): guardate i due estremi di questa serie e vi parranno del tutto differenti; guardate le forme intermedie e troverete una tale concatenazione da non poter separare le une dalle altre, la prima dall’ultima».

Bonelli era un espertissimo progettista di attrezzature per la cattura e l’osservazione degli uccelli.