L'anatomia comparata dei vertebrati

L’Anatomia comparata dei Vertebrati a Torino divenne autonoma come disciplina didattica e, in un certo senso, anche come settore di ricerca, a partire dal 1891 quando ne fu istituita la prima cattedra separata da quella di Zoologia e a coprirla fu chiamato Lorenzo Camerano (1856-1917), per anni assistente al museo zoologico torinese. Nel corso della sua attività, Camerano si dedicò a vari settori della biologia animale, ma fu studiando i Mammiferi che egli s’interessò particolarmente di problemi anatomo-comparati. A lui, evoluzionista convinto, va riconosciuto il merito di aver inserito la ricerca biologica animale nel quadro della teoria evoluzionistica, conferendole anche, per la prima volta, un taglio matematico-quantitativo. Le sue monografie sugli stambecchi e sui camosci mantengono ancora oggi piena validità e bisogna ricordare che la maggior parte di questi lavori fu effettuata col supporto del metodo biometrico che Camerano iniziò a usare dai primi anni del Novecento. Egli, infatti, riteneva che l’applicazione della matematica e della statistica alla biologia animale avrebbe permesso la risoluzione di importanti questioni. Questa sua convinzione lo porterà a intrattenere rapporti anche con colleghi dell’area matematica come Vito Volterra.

Dopo la morte di Camerano vi fu un breve intervallo (1919-24) durante il quale l’insegnamento della materia fu tenuto per incarico; solo nell’anno accademico 1924/25 l’Anatomia comparata riacquistò il suo posto nella didattica e sopratutto nella ricerca, con la copertura della cattedra omonima da parte di Alfredo Corti (1880-1973). Le ricerche scientifiche di quel periodo risentivano ancora in molti studiosi dello spirito eclettico e fortemente speculativo proprio degli studiosi dei periodi precedenti. Corti tuttavia aderì ben presto a un modes operandi ben espresso da Camillo Golgi:

«Alla conquista delle più sicure conoscenze scientifiche si arriva non coi voli della fantasia, che possono solo condurre a parvenza di progresso, ma col lavoro minuto, metodico, quotidiano,che conducendo al sicuro possesso del fatto singolo, crea le incrollabili conoscenze delle leggi della vita».

In campo anatomico furono classiche le indagini di Corti e dei suoi allievi sull’evoluzione strutturale di vari organi del neonato in mammiferi e uccelli a prole atta e inetta. Tuttavia, in armonia con l’evolversi dei campi di ricerca, a fianco degli studi anatomici si svilupparono in quegli anni quelli istologici e citologici dal Corti particolarmente promossi. Egli, infatti, si occupò assiduamente e in particolare del citoplasma cellulare: studiando l’apparato del Golgi, fu in grado di identificarvi un complesso di strutture cui diede il nome di «lacunoma», aprendo un filone di ricerca molto attivo.

La scoperta e l’impiego del microscopio elettronico hanno contribuito in anni relativamente recenti a chiarire completamente la struttura di quest’organulo citoplasmatico e a porre termine alle dispute sorte attorno a questa scoperta. Ma Corti, a differenza di altri biologi suoi contemporanei, non seppe o non volle aprirsi al nascente campo della microscopia elettronica. Diversamente da lui lo fecero i suoi allievi Antonietta Guardabassi e Alberto Peyrot e poi il suo successore (1955) alla cattedra torinese, Valdo Mazzi (nato nel 1917). Con Mazzi l’anatomia comparata si aprì a nuovi e promettenti settori di ricerca, come la neurologia e l’endocrinologia comparate, cui egli dedicò, con i numerosi allievi, un’attività scientifica peculiare per la modernità degli approcci e per la fulmineità degli adeguamenti tecnici. In quegli anni si svilupparono a Torino anche nuovi modi di approccio ai problemi della biologia: la microscopia elettronica, della quale sin dall’inizio Mazzi aveva compreso l’importanza, l’istochimica e la biochimica applicata.