L'apicoltura

Un cenno a parte, nell’ambito delle scienze entomologiche, meritano gli studi e l’attività scientifica legati all’apicoltura. Un’attività antichissima della quale parlano già Varrone, Virgilio e Plinio. Tuttavia è difficile ricostruirne la storia, specialmente quella scientifica, per la scarsità di documenti. Una carenza che non è esclusiva del Piemonte, ma che è generale per tutta l’area mediterranea (con esclusione, forse, dell’Egitto), nonché per le regioni transalpine. Questo non significa che lo studio delle api e del loro allevamento non fosse praticato. Lo era intensamente, ma occorre giungere al 1868, anno di fondazione del periodico «L’apicoltore», per avere testimonianze più precise.

A Torino, e in generale in Piemonte, gli studi sulle api ebbero il loro centro d’elezione nella Facoltà di Agraria e nell’annesso Osservatorio di Apicoltura con le sedi di Pragelato e di Reaglie. Figura di spicco in questo campo fu il prof. Don Giacomo Angeleri (1877-1957), del quale si ricordano, oltre alla conduzione dell’avviata rivista «L’apicoltore moderno», la fondazione della Stazione di apicoltura alpina in Pragelato (To) e della sede della Scuola di apicoltura in Reaglie (To). Le due istituzioni, attraverso una convenzione con l’Università, furono poi riunite nel già citato Osservatorio, la cui attività ebbe inizio nel 1969 e successivamente assunse le dimensioni attuali.

Anche la Facoltà di Medicina Veterinaria operò nel campo dello studio delle api, soprattutto nella prima metà del Novecento, prima attraverso il Museo Internazionale di Apicoltura e Bachicoltura e poi con l’attivazione degli insegnamenti di Bachicoltura e Apicoltura e di Zooculture. Edoardo Perroncito dedicò molta attenzione alle malattie e alle tecniche di allevamento di bachi da seta e api. Oltre che in pubblicazioni scientifiche, la sua passione per questi temi si concretò nella creazione nel 1884 di un Museo bacologico, trasformato poi nel 1911 in un Museo internazionale di Apicoltura e Bachicoltura. Il museo è ospitato nelle stanze della villa Pasteur, posseduta dal professore a Cavoretto. Nel 1923 il museo fu trasferito al Monte dei Cappuccini, ma venne poi forzatamente chiuso nel 1931, esso aveva contribuito a svolgere una meritoria attività di insegnamento e di divulgazione mantenendo in funzione allevamenti modello. Purtroppo non rimangono più tracce di questa istituzione ormai quasi del tutto dimenticata, mentre del Perroncito sono ancora parzialmente conservate le collezioni parassitologiche lasciate all’Università.

Una parte importante negli studi sull’ape ha riguardato le cause delle sue malattie e della conseguente mortalità. Tali ricerche hanno assunto nei tempi moderni uno straordinario interesse a causa del pericolo rappresentato da un acaro, Varroa jacobsoni Oudemans, assai temuto per i danni che causa. Un importante filone di ricerca è stato anche quello che si è interessato dell’azione apicida di molti antiparassitari largamente impiegati in agro-sistemi subalpini e in particolare frutticoltura, viticoltura, cerealicoltura, orticoltura e floricoltura. I ricercatori hanno affrontato con impegno il problema delle stragi di api. Queste si verificano con catastrofica puntualità a ogni primavera, proprio quando l’agricoltore sfrutta maggiormente l’azione impollinatrice di quest’imenottero. Imenottero che tuttavia contemporaneamente viene attaccato con una vasta gamma d’insetticidi che, per superare il divieto di trattamenti durante la fioritura, sono fraudolentemente etichettati come non dannosi agli insetti utili.