L'entomologia in agraria

Lo studio dell’entomologia agraria negli ultimi due secoli ha affrontato temi di carattere generale e contemporaneamente si è preoccupata del ruolo degli insetti nell’ambiente rurale.

Essenziale e decisivo in questo tipo d’approccio fu l’apporto di docenti e ricercatori dell’Istituto di zoologia dell’Università come Franco Andrea Bonelli, Giuseppe Gené, Filippo De Filippi, Michele Lessona, Lorenzo Camerano, di docenti della Facoltà di Agraria e di Membri delle Accademie di Agricoltura e di Entomologia di Torino.

Per meglio seguire l’evolversi delle scienze entomologiche agrarie le numerose ricerche effettuate sono riunite in gruppi riferibili alle piante o ai prodotti coinvolti, oppure ai diversi settori di tali scienze. In questa breve rassegna saranno citati solo gli studiosi “maggiori” rinviando per quelli “minori” alla ponderosa opera di Goidanich citata nella bibliografia.

Notevoli sono state le ricerche riguardanti i problemi legati alla coltivazione della vite e del frumento, fonti essenziali per il sostentamento. È indicativo che una delle più antiche memorie entomologiche pubblicate dall’Accademia di Agricoltura sia opera di un viticultore (1786). Come era da attendersi, numerosi sono gli scritti dedicati alla fillossera. Quando questo afide era già arrivato in Europa, nelle memorie scientifiche di quel periodo traspariva la speranza che l’Italia fosse risparmiata dalle disastrose infestazioni comparse nelle nazioni vicine. A questa speranza seguì però presto la delusione per l’avvenuto accertamento della presenza del temuto insetto sul territorio nazionale (1881). Seguì, guidata dal Perroncito, la corsa affannosa alla sperimentazione di mezzi di lotta, soprattutto chimici.

Argomento di studio importante fu inoltre lo studio degli insetti che attaccano il frumento immagazzinato o suoi derivati, come il biscotto conservato nei magazzini del Commissariato militare in Torino. Un buon contributo su questi argomenti fu fornito dal Camerano che, in quegli anni, si era occupato anche di un coleottero cerambicide soggetto di un’improvvisa e gravissima infestazione nella colossale armatura di legno del tetto del grande salone di Palazzo Carignano.

Numerosi furono poi gli studi degli insetti che attaccano le piante da frutta e specialmente il melo, il pero e il ciliegio.

In tempi più recenti (1978) una vasta e accurata ricerca condotta da Carlo Vidano (1923-1989) ha analizzato le cause che hanno condotto nelle coltivazioni di tipo industriale di questi alberi da frutta a situazioni che, dal punto di vista degli equilibri biologici, si potrebbero definire allarmanti. Si è giunti alla interessante conclusione che là dove si è conservata una frutticoltura in cui la difesa delle piante dai nemici animali ha continuato a giovarsi dell’entomofauna utile la situazione si è conservata meno preoccupante rispetto a dove si è lottato esclusivamente e per lungo tempo con composti chimici. Invero il problema della rottura degli equilibri biologici non era completamente nuovo già nella seconda metà dell’Ottocento, anche se esaminato in condizioni e con ottiche diverse (Giuseppe Gené, Vittore Ghiliani e Lorenzo Camerano e, nel secolo successivo, Della Beffa).

A giudicare dal numero di studi dedicategli, fra le piante forestali l’olmo fu quella con maggiori problemi entomologici. Verso la fine dell’Ottocento, la moltiplicazione di un eterottero suo infestante riuscì a passare dagli alberi alle case del centro di Torino. La popolazione cittadina di vaste aree ne risultò infastidita. Non immuni furono anche diverse specie di pioppi, querce, conifere, e verso la metà del Novecento, i platani dei viali torinesi.

Sull’onda della paura suscitata dall’avanzata europea della fillossera, negli anni ’70 del secolo diciannovesimo fu gettato un grido di allarme su un nuovo pericolo: la Dorifora (Leptinotarsa decemlineata). Essa minacciava la patata, altra pianta di grande importanza sociale. I primi studi furono però poco numerosi, influenzati dalle rassicuranti affermazioni di alcuni studiosi dell’epoca («è quasi impossibile che accidentalmente avvenga per tal modo il trasporto dell’insetto nocivo nei nostri paesi»). Ma dopo alcune decine di anni, la ricerca scientifica dovette riprendere a occuparsi della Dorifora e le coltivazioni piemontesi adattarsi a convivere, sia pure in armi, con il vorace coleottero americano.

Mentre le ricerche applicate a problemi pratici sono state piuttosto numerose, gli studi relativi a problemi generali sono stati in genere più scarsi, mai però assenti. Importante in questo senso fu certamente la pubblicazione da parte di Filippo De Filippi del lavoro Alcune osservazioni anatomo-fisiologiche sugli insetti in generale ed in particolare sul bombice del gelso (1851). Non tutto in quest’opera è correttamente interpretato, ma essa dimostra l’importanza imprescindibile della ricerca scientifica di base.

Di più ampia portata furono le opere di faunistica, che testimoniano il grande sviluppo delle discipline entomologiche in Piemonte durante l’Ottocento e nei primi decenni del Novecento, anche grazie all’attività Museo di Zoologia dell’Università. Un elemento importante nel settore faunistico furono anche le collezioni entomologiche pazientemente raccolte e studiate. Un esempio fra i tanti è quello rappresentato dalle collezioni allestite da Massimiliano Spinola (1780-1857). Esse ancor oggi rivestono interesse agli occhi degli studiosi di Imenotteri, Eterotteri, Omotteri e Coleotteri per il valore corologico mondiale dei numerosi tipi che contengono.

Dopo quel periodo, la ricerca nel campo faunistico segnò una battuta d’arresto o almeno un rallentamento. Tra le cause fu rilevante la pressante richiesta del mondo agricolo di ricerche applicate. In questo campo contribuì con preziosi suggerimenti Athos Goidanich (1905-1987), personalità di spicco dell’entomologia torinese del dopoguerra. Gli entomologi furono incalzati nelle loro ricerche dalla nuova era degli insetticidi. A partire dagli anni ’50, si assistette a una corsa a prodotti chimici via via più potenti, persistenti, e a largo spettro d’azione. Essi si susseguivano in un’inarrestabile spirale tossica che avvelenava l’ambiente. Carlo Vidano e i suoi collaboratori furono tra i primi ad accorgersi del pericolo di un dissesto dell’equilibrio ecologico e a riaffermare l’importanza della lotta biologica.