L’orientalistica torinese dopo il 1861

Con la creazione del Regno d’Italia gli studi orientalistici ricevettero nell’Università di Torino un vigoroso impulso e si accesero nuovi insegnamenti. Due rami si dimostrarono particolarmente vitali, quello dell’indologia e quello dell’egittologia. Entrambi infatti hanno goduto di un insegnamento ininterrotto fino ai nostri giorni: il primo grazie alla feconda lezione di Gorresio e di Flechia e all’intimo collegamento con le discipline glottologiche e filologiche della Facoltà di Lettere e Filosofia; il secondo per via della presenza a Torino del prestigioso Museo Egizio e della sua ricca biblioteca. Ma, mentre per l’indologia l’Università si è procurata docenti attraverso concorsi nazionali, l’insegnamento di egittologia veniva di norma affidato a titolo gratuito al direttore del Museo Egizio del momento. Per quanto riguarda invece le discipline relative al Vicino Oriente semitico ossia, in primo luogo, l’arabistica e l’ebraistica, si sono verificati lunghi periodi di vacanza. In particolare l’ebraico e gli studi biblici, per cui nel 1580 Pietro Cristini fu chiamato a Torino, si sono eclissati dalla seconda decade del XIX sec. in poi, per riapparire solo nel 1968 con l’inizio dell’insegnamento di Paolo Sacchi.