La biologia animale in veterinaria

La storia della Scuola veterinaria di Torino è la storia di un’istituzione incentrata sul rapporto dell’uomo con gli animali addomesticati, con i problemi della loro migliore utilizzazione come fonte di energia e mezzo di locomozione prima ancora che come fonte di nutrimento. In tale ambito è evidente che gli studi condotti furono soprattutto indirizzati verso problemi applicativi di tipo medico. Tuttavia, soprattutto negli anni più recenti, un certo spazio fu dato alla ricerca di base nel campo della biologia animale, come testimoniato anche da alcune collaborazioni con biologi e naturalisti.

La Scuola di veterinaria fu fondata nel 1769 e durò, seppure con diverse denominazioni e soprattutto localizzata in diverse sedi del Piemonte e della stessa Torino, sino al 1934, quando divenne Facoltà di Medicina veterinaria dell’Università con sede, sino al 2003, in Via Nizza. In questo lungo periodo operarono per la Scuola scienziati come Michele Buniva (1761-1834) che si occupò di entomologia e di biologia dei pesci, anche se fu soprattutto un medico igienista ante litteram. Il Buniva, infatti, ebbe il merito di introdurre in Piemonte la vaccinazione contro il vaiolo; non a caso sul suo monumento sepolcrale fu scritto «Questo monumento le madri riconoscenti».

Altra figura di scienziato operoso anche nel campo della biologia animale in senso lato fu Edoardo Perroncito (1847-1936), parassitologo che si occupò anche dell’allevamento del baco da seta e dell’ape. Egli deve buona parte della sua fama all’aver individuato nel nematode parassita Ancylostoma duodenalis la causa di una grave forma di anemia che stava colpendo, spesso uccidendo, un grandissimo numero di minatori occupati nello scavo della galleria del San Gottardo. Durante l’autopsia di un minatore morto di anemia Perroncito poté osservare nel duodeno la presenza di oltre 1.500 piccoli vermi aderenti alla mucosa e ne dedusse che doveva trattarsi dell’agente responsabile di quella malattia. Successivamente individuò una tecnica per far sviluppare in vitro il verme e quindi sperimentare su di esso una lunga serie di sostanze chimiche e di estratti vegetali la cui utilizzazione farmacologica ottenne risultati decisivi per la cura di qull’anemia.

In questo periodo ci si rendeva intanto conto della necessità di affiancare sempre più alle attività di ricerca puramente accademiche, anche la realizzazione di strutture operative permanenti. Fu merito di un allievo del Perroncito, Giovanni Mazzini (1862-1930) di pensare all’utilità e poi realizzare una Stazione zooprofilattica, l’attuale Istituto zooprofilattico sperimentale del Piemonte. Nel 1884 assunse la carica di direttore della Scuola veterinaria Giulio Bizzozero (1846-1901).

In tempi più recenti spicca la figura di Giovanni Godina (1912-2000) che compì la sua formazione a partire dall’inizio degli anni ’30, cioè in periodo che fu per la veterinaria italiana molto costruttivo. Egli iniziò il suo impegno di ricercatore sotto la guida di Umberto Immerl e Giuseppe Levi. Fu anzi proprio Levi a ospitare nel suo istituto Godina dal 1943, quando l’istituto di Anatomia veterinaria fu completamente distrutto da bombardamenti aerei, fino all’inaugurazione, nel 1950, del nuovo edificio, ricostruito anche grazie all’impegno di Godina stesso. Nei vasti settori delle discipline morfologiche Godina svolse ricerche sempre rispondenti ai dettami rigorosi delle scienze sperimentali, ricerche che si possono collocare in due periodi cronologicamente distinti.

Nel primo periodo, durato circa un decennio, egli svolse in prevalenza ricerche di anatomia microscopica tra le quali si possono citare quelle riguardanti le modificazioni strutturali delle arterie uterine della specie bovina durante e dopo la gravidanza, e quelle sulla struttura dell’epifisi, sullo sviluppo del tessuto adiposo e sulla regione perineale del cane.

Nel secondo periodo molte delle indagini furono svolte in collegamento con il centro di studi del C.N.R, diretto per alcuni anni da Giuseppe Levi, sull’accrescimento e la senescenza degli organismi. Di particolare interesse è la serie di lavori sulla struttura e sui fenomeni di rimaneggiamento che si manifestano nelle ossa di molti Vertebrati (dai Pesci agli Anfibi e agli Amnioti). Godina si dedicò inoltre per molti anni alle colture in vitro di cellule e tessuti, campo nel quale è stato considerato un grande studioso in ambito nazionale ed internazionale.

I risultati delle sue osservazioni, eseguite in prevalenza con l’utilizzo della microcinematografia a contrasto di fase e con produzione di film, sono stati citati più volte nei trattati di istologia ed embriologia. Essi hanno riguardato, tra l’altro, la struttura dei gangli simpatici durante l’accrescimento e la senescenza, l’istogenesi e la morfogenesi dell’ippocampo ventrale nella pecora, i caratteri morfologici di mitocondri o la formazione di osteoclasti in colture in vitro.