La “Perottina”, il primo personal computer della storia

Nel 1950, nel gruppo degli assistenti del prof. Carlo Ferrari, al Politecnico di Torino, lavora un giovane ingegnere, Piergiorgio Perotto, destinato a giocare un ruolo importante in questa storia. Quei giovani si occupano di aereodinamica ed utilizzano modelli matematici molto raffinati che richiedono enormi volumi di calcolo. Essi dispongono soltanto di calcolatori meccanici che richiedono tempi lunghissimi per l'introduzione dei dati. E' così che Piergiorgio Perotto avverte l'esigenza di uno strumento di calcolo semplice e maneggevole, che consenta di alleggerire quell'enorme fatica e aumentare la produttività dei ricercatori.

Poco tempo dopo, Piergiorgio Perotto lascia il Politecnico di Torino ed entra nel gruppo di progetto dell'Olivetti che opera a Pisa sotto la guida dell'ing. Tchou. L'esperienza è esaltante, ma, come abbiamo visto, si conclude drammaticamente. Così Piergiorgio Perotto ritorna amareggiato all'Olivetti di Ivrea, ove si trova praticamente isolato, in una realtà industriale che si è rituffata nel mondo della meccanica, ripudiando l'elettronica.

L'isolamento si rivela subito una grande opportunità perché Perotto viene lasciato libero di sviluppare, insieme ad un paio di eccezionali collaboratori - Giovanni De Sandre e Gastone Garziera - il prototipo di quella macchina che aveva sognato nel laboratorio di Torino quando sviluppava i modelli aereodinamici. A quella macchina che appare subito come il primo personal computer della storia viene dato il nome ufficiale di Programma 101, esclusivamente perché in inglese uan-ou-uan suona bene, ma a quel nome molti preferiscono il più familiare soprannome Perottina.

Nel 1965 l'Olivetti partecipa alla grande fiera di New York presentando con enfasi la nuova linea di prodotti meccanici e relegando la Perottina in una saletta al fondo dello stand. Ma il pubblico prende d'assalto quella saletta, costringendo gli organizzatori all'istituzione di un improvvisato servizio d'ordine per disciplinarne l'accesso.

La Perottina appare subito a tutti come un'autentica meraviglia tecnologica. Sul piano scientifico appare rivoluzionaria l'adozione come memoria centrale di una linea magnetostrittiva, che risulta molto più economica e leggera delle unità di memoria a nuclei ferritici che si impiegavano nei calcolatori di quei tempi. Come memoria di massa e come dispositivo ausiliario di ingresso-uscita, viene utilizzata una scheda magnetica, che può essere considerata come la progenitrice del floppy disk. Adotta un linguaggio di programmazione sviluppato ad hoc, in funzione delle esigenze di ricercatori di tutte le discipline, anche di quelle lontane dal mondo dell'informatica.

Il modo accademico è il primo ad impadronirsi del nuovo prodigioso strumento di lavoro che consente al singolo ricercatore di sviluppare autonomamente i programmi di cui ha bisogno e di mandarli in esecuzione senza l'intermediazione dei tecnici che disciplinano e, inevitabilmente, condizionano , in quegli anni, l'accesso alle risorse di calcolo.

Ricordo che un anziano collega, il prof. Mario Boella, grandissimo ricercatore e sperimentatore operante nel settore che si chiamava allora delle correnti deboli (la futura elettronica), l'uomo a cui è stato dedicato il nuovo importante Istituto di Ricerca sulle Telecomunicazioni, lavorò un'intera settimana a tempo pieno per imparare tutti i segreti della macchina.

Di questa nuova macchina nell'arco di pochi anni si vendettero oltre 44.000 esemplari, un numero molto inferiore alla domanda del mercato.

Nel 1967 la Hewlett Packard versò 900.000 dollari all'Olivetti, implicitamente riconoscendo di aver violato il brevetto della Programma 101 con il suo modello HP 9100. Un dollaro simbolico fu versato dall'Olivetti all'ing. Perotto come inventore del primo personal computer della storia.

Una prima conclusione: viviamo un momento di crisi del sistema industriale piemontese, che talvolta induce i cittadini a crisi di fiducia nel futuro della nostra regione. Nel mondo moderno, caratterizzato da livelli altissimi di dinamicità, qualunque crisi può sempre essere superata, a condizione di buttare in campo risorse adeguate, impegno e fiducia. Il ricordo di un passato così glorioso, anche se sfortunato, potrà contribuire a restituire la fiducia e, attraverso la fiducia, l'impegno a riprendere con entusiasmo la via del progresso.