Le attività di tipo paleo-industriale nel Settecento in Piemonte

Regione di frontiera e di transito nei secoli dell'alto Medioevo, il Piemonte appare più legato ai modelli dell'Europa Centro Occidentale che a quelli dell'Italia bizantina e mediterranea. Scarse le attività di tipo paleoindustriale, più vivaci gli scambi commerciali. Le uniche attività di tipo industriale, in qualche modo legate alle scienze chimiche, sono quelle mineraria/metallurgica e tessile. La mineraria è concentrata in poche zone con carattere artigianale, legata alle fonti energetiche di cui il Piemonte è scarso e per le quali si utilizzano le foreste che coprono le nostre vallate alpine. Un viaggiatore di inizio Ottocento sottolinea con rammarico lo stato di deforestazione delle Valli di Lanzo in cui era fiorente l'attività di preparazione di manufatti di ferro sviluppata a livello artigianale ma con tecnologie che, per i tempi, appaiono già sofisticate.

L'industria mineraria e la metallurgia sono anche legate alle necessità belliche di fornitura di armi di cui il Piemonte aveva gran bisogno per la sua collocazione geografica di Stato cuscinetto tra le grandi potenze dell'epoca (l'autorità sabauda ricorreva, con visione moderna, anche a personale esperto di oltre Alpi da utilizzare nelle fonderie, proveniente dalla Germania, dalla Boemia, dall'Ungheria).

Di maggior peso economico l'attività tessile che per numero di addetti, valore di materie prime, di manufatti, di scambi, è decisamente superiore ad altri rami della produzione industriale. Le industrie tessili prevalenti sono quelle del lino, della canapa, della lana nei centri di Chieri, Vercelli e Biella, a cui si aggiunge, dopo Emanuele Filiberto, quella della seta che diventa il principale articolo di esportazione del commercio tessile piemontese. Interventi di tipo protezionistico (privilegi di fabbricazione e vendita, commesse militari etc) portano a uno sviluppo del settore espresso, all'inizio del Settecento, in 7.000 addetti ai filatoi, 1.500 telai e a un volume di seta lavorata di 6.500 libbre all'anno. A metà Ottocento gli addetti al settore serico saliranno a 70.000, quelli del cotone, canapa, lino a 44000 mentre nel contesto biellese nel 1848 operano 2.500 telai e la produzione di stoffe di lino arriva un valore di 25 milioni di lire piemontesi!

Ma il regnante di allora, Carlo Emanuele III detto «Carlin» sembrava però più interessato a promuovere l'attività militare che la Cultura e la Scienza.