Le origini della geografia accademica torinese: Guido Cora, Cosimo Bertacchi, Alberto Magnaghi

Istituita la cattedra di geografia, inventata cioè la disciplina, chi sono i geografi? Le origini della geografia accademica torinese si collegano ad almeno tre nomi: Guido Cora, Cosimo Bertacchi, Alberto Magnaghi. In realtà tra l'istituzione della cattedra e il primo geografo cattedratico trascorre un tempo non breve, precisamente dal 1857 al 1882; Ercole Ricotti ricoprirà pro tempore quella cattedra fino al 1859, in attesa che si trovasse un titolare, ma forse anche in attesa che il mondo accademico della Facoltà elaborasse la sua personale percezione di che cosa fosse un geografo. Può sorprendere che il candidato ideale venga individuato nell'arabista Michele Amari, che tuttavia non accetta.

L'insegnamento di Geografia e Statistica viene allora affidato a Celestino Peroglio, che avrà poi cattedra a Bologna, pur continuando a collaborare, secondo l'Annuario dell'Università, con la cattedra torinese in qualità di «dottore aggregato». Peroglio vanta soprattutto meriti patriottici, per aver partecipato in gioventù alle guerre d'indipendenza e per essere stato garibaldino. A Torino Peroglio fonda il Circolo Geografico Italiano, un circolo privato che si poneva tra l'altro lo scopo di promuovere le esplorazioni geografiche e la conoscenza dei paesi coloniali, nonché la divulgazione geografica e che, tra le sue attività, promosse anche una collana di pubblicazioni e una rivista, dal titolo «Periodico bimestrale di geografia, etnografia e scienze affini»; era lo stesso anno 1867 nel quale, pochi mesi dopo, a Firenze sarà fondata la Società Geografica Italiana. Il Circolo Geografico ebbe vita breve, ma resta fenomeno interessante nel fervore per l'organizzazione di associazioni geografiche che si manifesta negli ultimi decenni del secolo XIX.

Guido Cora, esponente di quella borghesia imprenditrice subalpina che si era sviluppata nel corso della seconda metà del secolo, nell'anno accademico 1882/83, poco più che trentenne, va a occupare la cattedra di geografia, che manterrà fino al 1896/97, quando si trasferisce a Roma, tenendo al contempo per incarico corsi di geografia fisica nella Facoltà di Scienze. La sua formazione era avvenuta principalmente in Germania, a Berlino, Lipsia e a Gotha, alle scuole del Behm e soprattutto di August Petermann, che ebbe su di lui un'influenza determinante. La geografia tedesca godeva nella seconda metà del secolo XIX di altissimo prestigio; essa è di norma associata al nome di Ratzel e alle origini della scuola del determinismo ambientale, positivista e darwiniana. Cora in realtà della cultura geografica tedesca sembra assimilare un'altra tradizione, quella extra-accademica che risale a Ritter, Herder e ancor prima ad Alexander von Humboldt, soprattutto l'Humboldt delle conferenze alla borghesia berlinese. Rilevante è l'influenza che su Cora esercita quel cenacolo intellettuale, raccolto attorno a Petermann, che si era costituito a Gotha presso la casa editrice di Justus Perthes, in quegli anni il più importante editore di carte geografiche: quasi un istituto scientifico, che organizza spedizioni scientifiche, ne pubblica i risultati e li sistema in una formalizzazione cartografica del discorso geografico che finisce per essere universalmente riconosciuta come «Gothaer Kartenstil». Il viaggio, la carta, la divulgazione per l'uso sociale del sapere geografico -visto come strategico per l'affermazione del progresso- costituiranno così per Cora i tre cardini di tutta la sua attività di geografo. Coerentemente con la concezione della geografia appresa nel periodo della sua formazione in Germania, l’interesse di Cora è attratto soprattutto dalle forme di raccolta e divulgazione sistematica di dati e dai modi sempre più accurati per la formalizzazione cartografica del discorso geografico, arrivando ad elaborare una concezione nuova della carta, non solo più mezzo di descrizione, ma soprattutto strumento che, attraverso la spazializzazione dei fenomeni, consente la correlazione tra essi. 

Instancabile viaggiatore, finissimo conoscitore dei Balcani, dell'Australia, dell'America meridionale, dell'Africa, grande esperto -come già Petermann- di geografia polare, cercherà di portare a Torino il modello del gruppo di Gotha: fonda così un circolo geografico privato e, nel 1873, la rivista «Cosmos», sul modello dei «Geographischer Mitteilungen» avviati da Petermann nel 1855, strumento di alta divulgazione scientifica. La rivista illustra e divulga tutti i viaggi di esplorazione, ospitandone i rapporti, collazionando una quantità di osservazioni etnografiche, politiche, linguistiche, demografiche, statistiche, economiche, botaniche, zoologiche su tutte le parti del mondo. Sul modello forse anche dei "seminari" che avevano esordito in alcune università tedesche negli anni in cui vi aveva studiato Cora, il circolo geografico ospiterà spesso geografi italiani e stranieri, esploratori, studiosi in quelle scienze come l'antropologia e l'etnografia, la botanica, la zoologia, l'astronomia, l'archeologia e l'antiquaria originariamente indistinte dalla geografia, dei cui risultati di interesse geografico viene spesso data notizia sulle pagine di «Cosmos». Pubblica numerose carte geografiche con memorie illustrative, globi e atlanti, carte murali, giudicate da Almagià «le migliori fin allora apparse in Italia, che valsero a sostituire tra noi, almeno in parte, l'analoga produzione straniera», che era poi quella tedesca appunto: la sua attività cartografica si sviluppa anche in un vero e proprio sodalizio con l'editore Paravia, riproducendo il fecondo sodalizio Petermann-Perthes. Non a caso tra i suoi allievi -tra cui si annoverano futuri cattedratici di geografia come Paolo Revelli ed anche di altre discipline, come l'arabista Carlo Alfonso Nallino, i cui studi sul mappamondo arabo del 1579 o sul grado di meridiano secondo i geografi arabi, nonché le sue norme per la trascrizione italiana dei nomi geografici della Tripolitania e della Cirenaica devono qualcosa all'influenza di Cora- vi è Giovanni De Agostini, fratello dell'esploratore della Patagonia e della Terra del Fuoco Alberto Maria: anch'egli inviato a perfezionarsi a Gotha da Justus Perthes, nel 1901 fonderà l'Istituto Geografico De Agostini, con annessa tipografia e scuola di cartografia, con l'intento di «riunire il geografo al cartografo».

L'interesse per la cartografia e segnatamente per l'atlante è ulteriormente richiamato in quegli anni dal ruolo che a questo assegna nella divulgazione geografica la riforma Casati, che inserisce l’insegnamento della geografia già nelle scuole elementari, prescrivendo esplicitamente l’uso delle carte murali e degli atlanti come sussidi didattici; da una parte si assegna così alla geografia un ruolo persuasivo di grande portata, soprattutto per sostenere poi una idea di nazione e dei «giusti confini della Patria» nonché delle sue aspirazioni coloniali, dall'altra si dilata potenzialmente il pubblico che utilizza carte verso altre parti più estese della società. Ciò spiega tanto l’interesse per la didattica della geografia anche da parte di geografi accademici quanto il fervore di iniziative editoriali e di collaborazioni tra geografi ed editori che si manifestano a Torino tra Ottocento e Novecento. Se Cora è ancora prevalentemente indirizzato alla divulgazione alta -la geografia come strumento di formazione della borghesia e della realizzazione della sua idea di progresso- il suo successore Luigi Hugues, forse anche per i suoi trascorsi di insegnante, sarà fortemente orientato alla didattica della geografia, collaborando in questo campo sia con l'editore Paravia sia con Loescher. Hugues per altro orienterà i suoi studi anche verso la storia delle scoperte geografiche, soprattutto con contributi su Vespucci, e sulla geografia antica, in particolare Tolomeo, Strabone, Erodoto.

Nel 1912 sale alla cattedra di Geografia Cosimo Bertacchi, la cui carriera accademica, iniziata nel 1885, si era già sviluppata tra gli Atenei di Messina, Palermo e Roma; proviene da studi naturalistici, essendosi laureato a Torino in Scienze fisiche e naturali, ma coltiva anche forti interessi umanistici, tanto che a Bologna, dove aveva iniziato gli studi universitari, aveva seguito contemporaneamente le lezioni di Pacinotti e Carducci, restando legato a quest'ultimo anche in seguito. Anche in questo caso dunque la via torinese alla geografia è alquanto particolare e poco riconducibile al consueto schema della geografia di matrice positivista figlia delle scienze naturali, lamarckiana e darwiniana. Eppure con Bertacchi il positivismo arriva -ma con moderazione- nella geografia torinese. In quegli anni nella geografia italiana, sulla scia dei problemi epistemologici che si agitavano in tutte le scuole geografiche, si era acceso un dibattito sul «perfetto geografo», cioè sulla definizione stessa della geografia, sul suo statuto disciplinare, sulla sua unità: un dibattito legato alla sua istituzionalizzazione, ma anche alle progressive specializzazioni degli ambiti scientifici, che tendevano a erodere il campo d'azione della geografia proprio in quanto scienza dei rapporti tra uomo e ambiente, come era andata definendosi da Ratzel in poi. L'unità della disciplina era resa possibile da una concezione positivista della geografia, sostenuta da molti in Italia, tra i quali Giovanni Marinelli che su Bertacchi esercita una notevole influenza. La questione concerneva in definitiva la eventuale distinzione tra geografia fisica e geografia antropica. Sulla «unità di pensiero» in geografia tra la riflessione «a base storica e letteraria» e quella «naturalistica e più propriamente scientifica», nonché sulla «unità sistematica» e «unità metodica» della disciplina Bertacchi torna più volte anche nel suo insegnamento, dalle Lezioni di Geografia Generale alla sua ultima lectio, tenuta nel 1929. Ciò nonostante la geografia torinese, contrariamente a quanto avviene altrove, sembra mantenere in quegli anni un notevole accento umanistico o storicista; la geografia fisica, che solo in tempi molto più recenti si costituirà nell'Ateneo torinese come disciplina specifica distinta dalla geologia, sussiste a lungo come parte di una più ampia riflessione su fenomeni antropici, concepiti nella loro unità, coerentemente col modello positivista della geografia generale, ma non si irrigidisce a determinare in ogni caso la spiegazione dell'azione umana: nel processo di specializzazione disciplinare che si avvia dall'ultimo quarto del secolo XIX essa resta a Torino poco definita e la pars naturalistica dell'antica scienza geografica sarà riassorbita più dalla geologia che dalla geografia accademica nonostante la sua ambizione di essere una geografia generale e nonostante le dichiarazioni di principio. Tra gli allievi di Bertacchi nella Facoltà di Lettere, Dino Gribaudi aderirà sostanzialmente alla concezione unitaria della geografia del maestro, all'interno tuttavia di un processo di specializzazione della disciplina di cui egli è protagonista: è a lui che si deve infatti, più ancora che al padre Piero, il costituirsi nell'Ateneo torinese di una importante scuola di geografia economica, nonché la diffusione delle scienze geografiche anche in altre Facoltà oltre quella di Lettere dove era nata come disciplina accademica.

Poco incline alla «geografia coloniale» diffusa tra i due secoli, Bertacchi, famiglia di tradizione militare sabauda, collabora alla rivista di Arcangelo Ghisleri, il geografo di simpatie repubblicane tenuto ai margini dell'accademia, con il quale progetta di costituire una Società di Geografia Patria e con il quale condivide l'opinione che l'Italia da qualche tempo unificata fosse in realtà sconosciuta ai legislatori che la governavano -una sorta di «altrove»- e che alla geografia spettasse di produrre conoscenza dei luoghi dell'azione politica: la rubrica Geografia di casa nostra incomincia ad affrontare problemi di divisioni regionali, di rilevazione di dati, di compartimenti statistici, di trascrizione di toponimi. Ne deriva una geografia regionale che si manifesta anche con l'avvio della prima collana di monografie regionali italiane attivata da Bertacchi col titolo «la Patria» presso la casa editrice UTET.

Con Bertacchi il processo di istituzionalizzazione accademica della geografia giunge a compimento: nel 1909 egli infatti inaugura il Regio Gabinetto di Geografia dell'Università, organizzandovi il nucleo originario della biblioteca e della cartoteca. Il luogo deputato della ricerca geografica a Torino è infine in essere.

Anche il successore di Bertacchi, Alberto Magnaghi, è allievo di Marinelli, alla cui scuola fiorentina appunto si è formato, per poi collaborare alla cattedra torinese con Hugues e con Bertacchi, prima di conseguire l'ordinariato a Palermo. A differenza di quest'ultimo tuttavia non accoglie il modello del “perfetto geografo” definito dal maestro: non aderisce in sostanza alla concezione positivista della geografia come geografia generale e rifiuta quell’unità di metodo nello studio della natura e dell’uomo che ne costituisce il fondamento. Afferma con ciò la liceità della specializzazione e difende la specificità e relativa autonomia di metodo e statuto scientifico delle discipline geografiche, ancora considerate invece parti della geografia generale. La sua specializzazione Magnaghi se la ritaglia caparbiamente nell'ambito della storia della geografia, della cartografia e delle esplorazioni geografiche: ambiti di ricerca non nuovi in geografia, ma per la prima volta fatti assurgere a dignità di disciplina, attraverso l'applicazione di un metodo storico-filologico rigoroso. I suoi studi su Botero e l'origine della geografia statistica, sul planisfero del 1523 della Biblioteca Reale, sull'atlante di Battista Agnese, sui portolani normali, sulla geografia dantesca, su Vallisnieri, sui viaggi di Colombo, Vespucci, Caboto, su Del Pozzo Toscanelli e Gemelli Careri sono contributi fondamentali, reputati dalla ricerca in sede internazionale: ancor oggi gli studi colombiani e vespucciani riconoscono in Magnaghi un punto di riferimento ineludibile. Tuttavia la coraggiosa scelta intellettuale di Magnaghi separa, per la prima volta dalle sue origini, la geografia dal suo oggetto di riflessione.