Attilio Cabiati

Collaboratore de «La Stampa» e della «Riforma Sociale» di Luigi Einaudi, divenne ordinario di Politica commerciale e legislazione doganale all’Università di Genova.

Attilio Cabiati nacque a Roma, da genitori lombardi, il 18 agosto 1872. Compiuti gli studi secondari a Bergamo, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell'università di Pavia, dove si laureò a pieni voti nel luglio 1894, guadagnandosi una borsa di perfezionamento a Roma. A Roma partecipò a tre concorsi in Ministeri, riuscendo sempre primo. Scelse il Ministero dell’agricoltura e del commercio, dove rimase per quasi sette anni come vice-segretario. Nello stesso tempo divenne collaboratore del «Giornale degli Economisti». Nel 1901 si trasferì a Torino, diventando collaboratore de «La Stampa», di cui entrò a far parte della redazione, e della «Riforma Sociale» di Luigi Einaudi, di cui divenne uno dei più importanti collaboratori. La collaborazione con «La Stampa» subì qualche interruzione. Prima tra il 1902 e il 1904, quando si spostò a Milano, prima per progettare l'organizzazione dell'Ufficio del lavoro e poi per dirigere la Società Umanitaria; poi nel settembre del 1904, quando si dimise per divergenze con il direttore Frassati, in seguito per due anni diresse la Cassa pensioni di Torino. Nel 1904 iniziò la carriera di insegnante: fu prima professore di economia politica presso l'Istituto tecnico Sommeiller di Torino, poi, dal 1913, professore straordinario di politica commerciale e legislazione doganale all'Istituto superiore di Scienze economiche e commerciali di Torino. Divenuto ordinario ricoprì la cattedra di politica commerciale e legislazione doganale all'Università di Genova. Il primo dopoguerra fu un periodo di intensissima attività: l'insegnamento, oltre che a Genova anche alla Bocconi di Milano; la collaborazione con la Banca Commerciale e l'Associazione bancaria italiana per cui diresse la parte finanziaria della «Rivista Bancaria»; la collaborazione a Roma all'inizio degli anni venti con i ministri Tedesco e Schanzer per la riforma tributaria; la ripresa della collaborazione giornalistica con «La Stampa» dopo un intermezzo con «Il Secolo». Nel 1925 e 1926 fu chiamato a insegnare all'Università di Milano, ma fu obbligato a rinunciarvi, come anche all'insegnamento in Bocconi, a causa dell'ostilità delle autorità fasciste. Nel maggio del 1939 venne dimesso dal governo fascista dalla cattedra all'università di Genova per la sua critica alle leggi razziali - vi sarà riammesso nel 1945. Nel 1940 fu colpito da una grave malattia che lo accompagnò negli anni successivi fino alla morte avvenuta il 13 ottobre 1950 a Torino.